L’ex Premier al Politecnico di Milano: Se non colmiamo il divario tecnologico con USA e Cina, il Continente rischia la “stagnazione”. Un appello ai giovani: “Combattete gli interessi costituiti”.
Un monito chiaro e urgente è stato lanciato oggi da Mario Draghi dall’autorevole pulpito del Politecnico di Milano, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. L’ex Presidente del Consiglio e della BCE ha avvertito che l’Europa si trova a un bivio: se non riuscirà a colmare rapidamente il divario con Stati Uniti e Cina nello sviluppo e nell’adozione delle tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale (IA), il suo futuro sarà segnato dalla stagnazione.
“Con la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale, lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli fondamentali, la Cina 15 e l’Unione europea soltanto tre,” ha incalzato Draghi di fronte a una platea di eccellenza, inclusi 9.000 studenti non italiani.
Draghi ha puntato il dito contro la cultura normativa europea, troppo spesso improntata a una cautela eccessiva, radicata nel principio di precauzione, che frena l’innovazione. “Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie su larga scala, l’Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze.”
L’ex banchiere ha presentato un quadro demografico allarmante: mantenendo l’attuale tasso di crescita della produttività, l’economia dell’UE tra 25 anni avrebbe di fatto la stessa dimensione di oggi. Investire nell’IA, al contrario, potrebbe generare un nuovo boom: secondo le stime, la diffusione dell’IA potrebbe accelerare la crescita della produttività europea fino a 1,3 punti percentuali all’anno, il miglioramento più significativo da decenni.
Draghi ha anche liquidato i timori di “disoccupazione di massa” legata all’IA, sottolineando invece il potenziale delle nuove tecnologie nel ridurre le disuguaglianze, per esempio abbattendo i tempi di attesa nell’assistenza sanitaria.
Rivolgendosi direttamente agli studenti del Politecnico, Draghi ha concluso il suo discorso con un accorato appello all’azione: “Saranno i giovani a cambiare la politica più dei discorsi. Non rinunciate a costruire qui: pretendete di avere le stesse condizioni che permettono ai vostri coetanei di avere successo in altre parti del mondo, combattete gli interessi costituiti che vi opprimono.”
Secondo Draghi, i successi dei giovani “costringeranno regole e istituzioni a cambiare” e questa volontà di rinnovamento è oggi il vero significato del “servire il proprio Paese”.