La maggioranza si stringe attorno al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in seguito all’inchiesta della Procura di Milano sul risiko bancario e sul ruolo del Tesoro nella vicenda MPS-Mediobanca. Nonostante l’opposizione chieda a gran voce che il Ministro riferisca in Parlamento, il centrodestra ha fatto quadrato in sua difesa.
Il Vice Premier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha espresso piena fiducia: “Io ho la massima fiducia nel ministro Giorgetti che si è sempre comportato correttamente, quindi attaccarlo è fuori luogo. Noi lo difendiamo.” Sulla stessa linea Maurizio Lupi (Noi Moderati), che ha parlato di “vergognose strumentalizzazioni” da parte delle opposizioni.
Mentre Palazzo Chigi mantiene il silenzio, nuovi dettagli delle indagini sul tentativo di scalata di MPS a Mediobanca rivelano un presunto scontro tra il Ministero dell’Economia e l’istituto milanese.
Secondo gli inquirenti, il MEF avrebbe disapprovato la reazione ostile di Mediobanca all’operazione. Una conversazione riportata nel decreto di perquisizione e sequestro, avvenuta tra Stefano Di Stefano (direttore generale delle Partecipazioni del MEF) e Alessandro Tonetti (vice direttore generale di CDP), indicherebbe questa tensione:
“Mediobanca sta facendo di tutto per contrast… per salvare il posto al suo amministratore delegato di fronte all’operazione con Monte dei Paschi… dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo,” sarebbero state le parole di Di Stefano.
L’opposizione ha incalzato il Governo, parlando apertamente di una nuova crisi. Il vicepresidente del Movimento Cinque Stelle Mario Turco ha attaccato duramente, sostenendo che quanto sta emergendo “mostra con chiarezza come il governo Meloni-Giorgetti […] stia facendo precipitare l’Italia in una nuova Bancopoli.”
Il leader di +Europa Benedetto Della Vedova ha chiesto l’apertura di un’indagine conoscitiva su MPS-Mediobanca, accusando l’esecutivo di aver usato il Golden Power “in modo arbitrario” per bloccare UniCredit.
Il PD ha chiesto al Governo di ritirare immediatamente la norma di riforma del Testo Unico della Finanza che alleggerisce le regole per accertare il “concerto” tra soci nelle operazioni di mercato.
La maggioranza, consapevole della delicatezza della vicenda in un momento cruciale per il varo della Legge di Bilancio, insiste sulla correttezza dell’operato del Ministro, pur ammettendo che la cautela sul tema è d’obbligo.