Una notte di terrore ha colpito Israele, con una pioggia di missili balistici iraniani che hanno devastato Tel Aviv e Haifa. Il bilancio provvisorio è di tre morti e decine di feriti, mentre l’Iran rivendica il “successo” degli attacchi e minaccia ritorsioni “ancora più devastanti” contro obiettivi vitali israeliani.
La reazione di Teheran è una risposta ai continui bombardamenti israeliani su Teheran, che hanno innescato un’escalation senza precedenti nel conflitto.
Lo scenario internazionale si complica: Dagli Stati Uniti, l’ex Presidente Donald Trump non esclude un coinvolgimento diretto degli USA nella guerra, pur mostrandosi ottimista sulla possibilità di un accordo tra le parti. Sorprendentemente, Trump si dice “aperto all’idea” di un ruolo di mediatore per il Presidente russo Vladimir Putin, una prospettiva che però si scontra con il veto del Presidente francese Emmanuel Macron a una mediazione russa, con l’Unione Europea che punta invece a un negoziato gestito dall’UE.
Il retroscena di un veto negato: Intanto, circola la notizia, smentita da Netanyahu, che Trump avrebbe posto il veto a un piano per l’uccisione del leader supremo iraniano, Ali Khamenei. La situazione rimane estremamente tesa, con la comunità internazionale che osserva con preoccupazione gli sviluppi di un conflitto che minaccia di destabilizzare ulteriormente l’intera regione.
L’operazione militare israeliana contro l’Iran si preannuncia lunga e complessa, con previsioni che indicano una durata di “settimane, non giorni”. Funzionari della Casa Bianca e israeliani rivelano che l’offensiva sta procedendo con l’implicita approvazione degli Stati Uniti, suggerendo un coordinamento o almeno un benestare non dichiarato da parte di Washington.
Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ha lanciato un avvertimento diretto a Teheran in un videomessaggio sabato, dichiarando che Israele ha “spianato” la strada verso la capitale iraniana. Questa affermazione fa seguito a una serie di attacchi continui, anche nel cuore di Teheran, mirati ai programmi nucleari e missilistici della Repubblica Islamica, oltre che ai depositi di carburante.
“Colpiremo ogni sito, ogni obiettivo appartenente al regime degli ayatollah: tutto ciò che hanno sperimentato finora non sarà nulla in confronto a ciò che proveranno” nei prossimi giorni, ha tuonato Netanyahu, esprimendosi in ebraico. Le sue parole sottolineano la determinazione di Israele a intensificare l’offensiva.
Netanyahu ha chiarito l’obiettivo primario dell’attuale operazione israeliana: “eliminare la doppia minaccia dell’Iran di distruggere lo Stato di Israele”, riferendosi esplicitamente al programma nucleare e al programma di missili balistici di Teheran. “Colpiremo ogni obiettivo appartenente al regime degli ayatollah”, ha ribadito il Premier, segnalando una strategia di ampia portata volta a smantellare le capacità militari iraniane percepite come una minaccia esistenziale.