La portaerei Ford nei Caraibi per contrastare il “narcoterrorismo”. Caracas risponde con un massiccio dispiegamento militare.
La tensione tra Stati Uniti e Venezuela raggiunge un nuovo picco con il massiccio dispiegamento di forze navali da parte di Washington e la reazione immediata di Caracas. Il Presidente americano, Donald Trump, ha inviato nel Mar dei Caraibi il Carrier Strike Group con l’obiettivo dichiarato di smantellare le organizzazioni criminali transnazionali e combattere il narcoterrorismo “in difesa della patria”.
L’arrivo della portaerei nucleare USS Gerald R. Ford – descritta dal Pentagono come “la portaerei più grande del mondo” – segue la direttiva del Segretario alla Guerra, Pete Hegseth. L’operazione ha già portato alla distruzione di circa 20 imbarcazioni e alla morte di 75 presunti corrieri della droga, con la prassi del “via libera” all’uso della forza letale, un cambio di rotta rispetto alla precedente politica di bloccare i battelli in maniera incruenta. Questo avviene nonostante il Regno Unito, che ha diversi territori nei Caraibi e una forte intelligence, abbia tradizionalmente assistito gli USA nel localizzare imbarcazioni sospette.
In risposta a quello che Caracas definisce un’aggressione, il governo di Nicolás Maduro ha annunciato un ulteriore dispiegamento militare. Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ha mobilitato 200.000 soldati in tutto il Paese per la difesa contro le “minacce imperiali” degli Stati Uniti.
Parallelamente, la situazione desta preoccupazione a livello internazionale. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha criticato apertamente la politica di Washington nei confronti di Caracas, affermando che “non porterà nulla di buono” e “non aumenterà il prestigio americano sulla scena internazionale”. Lavrov ha, tuttavia, smentito le voci di stampa che riportavano una richiesta di aiuti militari da parte del Venezuela a Mosca a seguito dell’escalation.