LA PROCURA ROMA, ‘SENTENZE AGGIUSTATE’ PER 400 MILIONI’
Arresti eccellenti tra Roma e Siracusa, 15 persone in manette per due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la Pa e corruzione in atti giudiziari. Tra i fermati Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, coinvolto nel caso Eni con azioni di depistaggio anche sul ruolo del suo Ad Claudio Descalzi. Perquisita la casa di Mantovani, ex capo dell’ufficio legale e attuale dirigente dell’Eni. Indagato l’ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio (oggi in pensione). Le sentenze nel mirino, stando ai pm, riguardano una societa’ del gruppo Bigotti che, nell’ambito delle gare Consip, ottenne un appalto da 388 milioni di euro.
I magistrati di Roma e Messina che hanno chiesto e ottenuto l’arresto di 15 persone, tra cui l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo, gli avvocati siracusani Piero Amara e Giuseppe Calafiore e il legale romano Fabrizio Centofanti, hanno fatto luce su un accordo per delinquere in cui il magistrato aveva un ruolo rilevante. Per anni l’ex pm Giancarlo Longo avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziale, in cambio di soldi, per aiutare i clienti dei due avvocati siracusani. Tra le vicende che li coinvolgono c’e’ anche il cosiddetto caso Eni. Longo, su input dell’avvocato Amara, legale esterno dell’Eni, avrebbe indagato, senza alcun fondamento, su un falso piano di destabilizzazione ai danni dell’Enie del suo ad Claudio Descalzi. Per gli inquirenti che hanno arrestato anche Amara e Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l’inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto. L’inizio della vicenda risale al 2016 quando Alessandro Ferraro, anche lui tra gli arrestati, e collaboratore di Amara, sporge denuncia alla procura di Siracusa sostenendo di essere stato vittima di un tentativo di sequestro. L’ex pm Longo, che conosceva il collaboratore di Amara, Ferraro in quanto aveva indagato su di lui in passato, si assegna il fascicolo sul presunto rapimento e svolge indagini con acquisizioni documentali idonee a portare a conoscenza della societa’ Eni l’esistenza di un procedimento penale nel quale risultava in qualche modo coinvolta.
Eni, in merito a quanto riportato dai mezzi di informazione circa l’avvenuta perquisizione presso gli uffici di un proprio manager conferma ”che nella giornata di oggi la polizia giudiziaria ha proceduto ad acquisire presso la società documentazione e supporti informatici nell’ambito di una inchiesta della Procura di Milano in merito a un presunto falso complotto costruito ai danni dei propri vertici aziendali”. Così un portavoce del gruppo energetico italiano dopo le notizie emerse sul fatto che il nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano ha effettuato perquisizioni a carico di Massimo Mantovani, ex responsabile dell’ufficio legale di Eni ed attuale dirigente della società, indagato per associazione per delinquere finalizzata a una serie di reati. Eni, sottolinea il portavoce del gruppo, “confida nella correttezza dell’operato del proprio management nell’ambito della vicenda e avvierà come in ogni altra circostanza analoga le opportune verifiche interne. Eni, non indagata, “auspica che si faccia quanto prima chiarezza sui fatti oggetto di indagine”, conclude il portavoce.