La giornata decisiva per la crisi del Golfo si chiude con uno spiraglio diplomatico e una ferma presa di posizione europea. Al termine del vertice dei “volenterosi” all’Eliseo, che ha riunito 49 Paesi e organizzazioni internazionali, il Presidente francese Emmanuel Macron e il Premier britannico Keir Starmer hanno annunciato la nascita di una missione navale a guida franco-britannica per garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz.
Proprio mentre i leader erano riuniti, Teheran ha annunciato la riapertura dello Stretto al traffico commerciale, ma vincolandola al rispetto del cessate il fuoco tra Israele e Libano. Il Presidente francese Macron ha accolto con favore l’annuncio, ma ha subito precisato che la coalizione chiede una “riapertura completa, immediata e senza condizioni” e il “totale rispetto del diritto del mare”. Macron ha ribadito la ferma opposizione a qualsiasi “tentativo di privatizzare lo stretto” o all’imposizione di pedaggi.

Il Premier britannico Starmer ha sottolineato la necessità di accertarsi che questo accordo sia “durevole e funzionale”, auspicando un rapido ritorno ai negoziati per una soluzione definitiva.
Nonostante l’apertura iraniana, il progetto della missione militare va avanti, anzi, secondo Macron, “è ancora più legittimo perché renderà possibile consolidare questi annunci e dare loro la possibilità di resistere a lungo termine”.
La missione sarà guidata da Gran Bretagna e Francia. Starmer ha annunciato che la composizione verrà definita la settimana prossima a Londra, confermando che alcuni Paesi hanno già messo a disposizione i propri mezzi.
Starmer ha assicurato che si tratterà di una “missione difensiva e pacifica”, volta a proteggere il commercio mondiale e a mantenere bassi i prezzi per tutti. Macron ha chiarito che l’operazione sarà “distinta dai belligeranti”.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito la centralità della questione per l’Italia e l’UE, sia per l’affermazione del diritto internazionale che per l’enorme rilevanza economica (da Hormuz transita il 20% del petrolio e gas mondiale, oltre ai fertilizzanti).

Meloni ha offerto la disponibilità dell’Italia a mettere a disposizione unità navali, “esclusivamente con postura difensiva” e una volta cessate le ostilità, previa necessaria autorizzazione parlamentare. Per la premier italiana, la riapertura di Hormuz è “fondamentale per qualsiasi serio progetto di negoziato”, insieme alla rinuncia dell’Iran alla corsa nucleare e alla costruzione di un quadro di sicurezza regionale. “L’Europa è pronta a fare la sua parte”, ha concluso.

Il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha espresso grande unità tra i volenterosi, sottolineando che le sfide riguardano tutti i Paesi europei e il rischio di una “crisi multidimensionale globale”. La Germania è disponibile a partecipare (potenzialmente con lo sminamento), ma solo con una “forte base giuridica”, ovvero una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU e l’approvazione del Bundestag.
Merz ha ribadito il sostegno a un rapido accordo diplomatico Usa-Iran, avvertendo che se il negoziato fallirà, “vi è la minaccia di una guerra multidimensionale mondiale”. Il Cancelliere ha espresso l’auspicio che anche gli Stati Uniti partecipino alla missione nello Stretto.
La giornata di oggi ha dimostrato che l’Europa, guidata dall’asse Parigi-Londra-Roma-Berlino, non intende restare a guardare di fronte al ricatto energetico iraniano. La riapertura innescata dalla tregua in Libano è considerata un passo avanti, ma non sufficiente a garantire la stabilità a lungo termine. La missione franco-britannica, a cui Italia e Germania sono pronte a contribuire (con le dovute cautele costituzionali tedesche), nasce proprio per “blindare” la libertà di navigazione indipendentemente dalle fluttuazioni dei conflitti regionali.