Una svolta improvvisa e fragile scuote lo scacchiere mediorientale. A poche ore dall’entrata in vigore della tregua di 10 giorni tra Israele e Libano, l’Iran ha annunciato la completa riapertura dello Stretto di Hormuz al transito delle navi commerciali. La notizia, confermata dal Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, giunge mentre a Parigi è in corso il vertice d’urgenza dei leader europei per garantire la sicurezza della navigazione.
Con un post su X, il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, ha sancito la fine del blocco navale che ha tenuto il mondo col fiato sospeso per settimane: “In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo del cessate il fuoco (10 giorni), lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima dell’Iran”.
È un segnale chiaro: Teheran usa la tregua in Libano (un fronte gestito dal suo alleato Hezbollah) come leva diplomatica per allentare la pressione asfissiante sul proprio territorio.
La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere e, pur accogliendo positivamente la notizia, ha gelato gli entusiasmi su una rapida fine delle sanzioni. Su Truth Social, il Presidente USA ha dettato le sue condizioni: “L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto di Hormuz è completamente aperto e pronto al transito. Grazie”.
Trump ha chiarito che l’apertura non significa la fine della pressione unilaterale USA. Il blocco navale nei confronti dell’Iran “rimarrà pienamente in vigore fino a quando la nostra trattativa con l’Iran non sarà completamente conclusa al 100%”.
Il Tycoon si è detto fiducioso su una rapida conclusione dell’accordo, poiché “la maggior parte dei punti è già stata negoziata”. Il prossimo round di trattative Usa-Iran è atteso a Islamabad, probabilmente domenica. “L’Iran, con l’aiuto degli Stati Uniti, ha rimosso, o sta rimuovendo, tutte le mine marine!”. È quanto scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. E in un altro post: “L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz. Non sarà più usato come arma contro il mondo!”.
L’Iran ha accettato una sospensione “illimitata” del suo programma nucleare e gli Stati Uniti non sbloccheranno alcun fondo iraniano congelato. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump a Bloomberg. Alla domanda se Teheran abbia accettato di sospendere il programma nucleare per 20 anni o a tempo indeterminato, Trump ha risposto: “Sospensione illimitata”.
Mentre Hormuz riapriva, a Parigi è iniziata la Conferenza sulla navigazione marittima a Hormuz, presieduta da Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer. All’Eliseo partecipano in presenza la premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, a dimostrazione della compattezza dell’asse europeo di fronte alla minaccia energetica.
Il vertice coinvolge una cinquantina tra Paesi e organizzazioni internazionali. Molti leader sono collegati in videoconferenza, tra cui Volodymyr Zelensky (Ucraina), e i rappresentanti di potenze asiatiche come Cina e India, oltre ad Arabia Saudita, Giappone e Turchia. Partecipa anche la Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen.
Un alto funzionario europeo ha confermato che l’UE sta valutando un impegno diretto nello Stretto per ripristinare la navigazione, se la situazione lo permetterà.
Dal forum diplomatico di Antalya, il Presidente Recep Tayyip Erdogan ha ribadito che “Hormuz deve rimanere aperto alle navi commerciali” e ha offerto la disponibilità della Turchia come facilitatore del dialogo.
La riapertura di Hormuz è una boccata d’ossigeno per l’economia globale e per il PIL italiano (previsto allo 0,5% in caso di fine rapida del conflitto). Tuttavia, è una pausa tattica di soli 10 giorni, legata alla tregua in Libano. Trump ha chiarito che non allenterà la morsa militare finché Teheran non capitulerà sull’accordo nucleare e missilistico. Il vertice di Parigi serve all’Europa per definire una strategia di scorta e sminamento che non dipenda esclusivamente dagli umori di Washington e Teheran, nella speranza che i negoziati di Islamabad portino a una soluzione strutturale prima della scadenza dei 10 giorni.