Nel 2013 50 stilisti, 20 artisti e 30 associazioni no profit hanno realizzato nel cuore di Milano, in via De Amicis, il Muro delle Bambole, un’installazione contro il femminicidio e la violenza sulle donne, creata da Jo Squillo. Da oggi quel muro è anche a Roma, in via degli Acquasparti, accanto al Teatro Tor di Nona. A volerlo, Michele Baldi, capogruppo della Lista Civica Nicola Zingaretti al Consiglio Regionale del Lazio, che grazie all’impegno di Giovanni Tamburino, commissario straordinario dell’Ater di Roma, ha potuto trovare una sede di prestigio per la griglia artistica, tra il Vaticano, il Palazzo di giustizia, e Castel Sant’Angelo: “A pochi passi dall’Arcangelo San Michele che protegge Roma dall’alto”, ha spiegato Baldi. Presente all’inaugurazione anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: “Si tratta di un’iniziativa importante – ha detto – perché milioni di persone, uomini e donne, che passeranno qui davanti potranno vederlo, un ammonimento che su temi come questo ognuno può e deve fare qualcosa: tutti, infatti, devono assumere l’impegno morale ed etico di fare la propria parte”.
La Regione Lazio, d’altronde, è da tempo impegnata nel finanziare progetti di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, per promuovere la cultura del rispetto e delle differenze tra uomo e donna, contrastare la violenza di genere, assistere e tutelare le vittime: “Ci siamo dotati di una legge regionale all’avanguardia – ha continuato il presidente – perché se è vero che esiste una responsabilità individuale o di gruppo di chi fa violenza e che va repressa, è altrettanto vero che c’è una responsabilità civile ed etica delle persone, delle istituzioni di non lasciar sole le persone che hanno subito violenza”. Il presidente ha voluto posizionare una bambola sul Muro delle Bambole – sovrastato da un murales contro il femminicidio di Maupal, alias Mauro Pallotta, tra gli street artist italiani più famoso al mondo – alla presenza di personaggi dello spettacolo, della cultura, della magistratura e della scuola.
Ad appendere una bambola anche Pietro Orlandi, per oltre metà della sua vita impegnato nella ricerca di sua sorella Emanuela, scomparsa il 22 giugno 1983. Ha portato la sua testimonianza Valentina Pitzalis, vittima sopravvissuta al femminicidio. Da allora il suo volto è sfregiato, ma lei ha trasformato la sua vita in una missione: aiutare le donne a dire basta: “Sono diventata ambasciatrice della onlus ‘Fare per bene’ perché volevo essere un monito e non un esempio per le altre donne; volevo dire alle altre di non fare come me, di salvarsi finché sono in tempo”, ha detto la donna, tra le protagoniste del documentario di Jo Squillo “Wall of Dolls – Il muro delle bambole contro il femminicidio”. “La griglia di bambole simboleggia la sofferenza ma anche la tenacia delle donne di fronte alla violenza: un muro delle lacrime ma anche un urlo di libertà e di amore “, ha spiegato Jo Squillo.
Tanti gli attori, coordinati dal direttore artistico del Teatro Tor di Nona, Renato Giordano, che hanno voluto portare il loro contributo, da Maurizio Battista a Beppe Convertini e Monica Ward, da Giada Desideri a Giovanna Rei e Beatrice Aiello, fino a Lino Banfi. Nel foyer del teatro sarà poi allestita una mostra fotografica sul tema del fotografo Michele Simolo. “Il Muro delle Bambole – ha chiosato il presidente Zingaretti – sta a dimostrare che con la fantasia, del tempo e un po’ di passione tutti noi tutti possiamo fare qualcosa, perché si metta in atto una vera propria rivoluzione culturale. L’attenzione deve restare vigile sempre, non solo quando un tragico fatto di cronaca riporta in auge il tema della violenza sulle donne”.