LUI NEGA TUTTO
L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy e’ stato iscritto nel registro degli indagati per corruzione passiva nell’inchiesta sui presunti finanziamenti libici alla campagna presidenziale del 2007 e occultamento di fondi pubblici. La decisione arriva alla scadenza del fermo e dopo due giorni di interrogatorio nei quali ha negato i fatti che gli vengono contestati. Sarkozy e’ stato messo ‘sotto controllo giudiziario’, misura simile alla liberta’ condizionata, con divieto di espatrio e di contatti.
Dal 2011 “vivo l’inferno di questa calunnia”: lo ha detto l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, in una delle sue dichiarazioni ai giudici, che indagano sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti dalla Libia durante la sua campagna elettorale del 2007. Sarkozy è stato formalmente incriminato per “corruzione passiva”, “finanziamenti illeciti alla campagna elettorale” e “occultamento di fondi pubblici libici”. Secondo quanto riferito ieri dal quotidiano Le Monde, l’ex capo dello Stato sarebbe ora in libertà vigilata. L’indagine era stata avviata nella primavera del 2013 per appropriazione indebita di fondi pubblici e corruzione attiva e passiva, ed è stata estesa, lo scorso gennaio, per presunti “finanziamenti illegali alla campagna elettorale”. Diversi ex funzionari libici e l’intermediario franco-libanese Ziad Takieddine hanno confermato l’esistenza di finanziamenti illeciti alla campagna elettorale del 2007. Altri ex funzionari libici hanno negato.
Nicolas Sarkozy e’ stato incriminato per i finanziamenti che avrebbe ricevuto dalla Libia nella campagna per le presidenziali del 2007, quando approdo’ all’Eliseo. Dopo quattro anni di inchiesta e due giornate di interrogatori in stato di fermo a Nanterre, interrotti solo per andare a casa a dormire, l’ex presidente francese e’ stato formalmente accusato di corruzione passiva, finanziamento illegale della campagna elettorale e occultamento di fondi pubblici libici. Il 63enne statista del centrodestra e’ potuto rientrare nella sua abitazione in serata ma e’ stato posto “sotto controllo giudiziario”, una misura coercitiva simile alla liberta’ condizionata che prevede restrizioni dei movimenti in attesa dell’eventuale processo processo. Davanti ai magistrati dell’Ufficio anti-corruzione avrebbe negato tutti gli addebiti che gli vengono contestati. Si tratta di presunte bustarelle e bonifici sospetti, svelati nel 2012 dal sito Mediapart, per un totale di quasi 50 milioni di euro, che sarebbero arrivati da Tripoli per finanziare l’elezione dell’allora leader della destra francese. Sarkozy avra’ sei mesi per ricorrere contro l’incriminazione, ed e’ molto probabile che lo faccia, dopo di che i magistrati dovranno decidere se vi siano prove sufficienti per aprire un processo. L’ex presidente e’ gia’ stato incriminato per altre due inchiesta da quando ha lasciato l’Eliseo. I finanziamenti a Sarkozy sono stati confermati da ex responsabili libici e dal mediatore, il faccendiere franco-libanese Ziad Takieddine, mentre altri dignitari libici hanno smentito. A Nanterre, alle porte di Parigi, e’ stato interrogato anche l’ex ministro dell’Interno Brice Hortefeux, gia’ braccio destro di Sarko’. Dal centrodestra sono arrivate accuse ai giudici si spettacolarizzare l’inchiesta per colpire l’ex presidente francese, che accarezzava l’idea di un ritorno in politica con i suoi Repubblicani. L’ex premier Jean-Pierre Raffarin, ha parlato di una giustizia “nervosa che non fa bene alla Repubblica”. Critiche anche da Marine Le Pen del Front National che ha messo in dubbio la “neutralita’” del giudice istruttore Serge Tournaire.