“Il G7 di Taormina ha ospitato una discussione vera, piu’ autentica che altre volte, motivo in piu’ per sottolineare l’importanza di questo formato come occasione di confronto tra i leader che serve a mettere a fuoco le posizioni anche quando sono diverse, individuando convergenze se possibile o rendendo piu’ chiare le differenze quando ci sono”. Lo dice il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al termine del G7 di Taormina. Gentiloni aggiunge: “E’ qualcosa che si aggiunge all’interesse della nostra riunione e che conferma nel mondo cosi’ complicato in cui viviamo la rilevanza di un formato che raccoglie le principali economie del mondo libero. Credo che il risultato piu’ importante- aggiunge- possa essere definito l’impegno comune contro il terrorismo con la dichiarazione di Taormina firmata ieri, importante per il momento in cui avviene”. “L’equilibrio difficile che va trovato ma nessuno deve sottovalutare e’ la forza del richiamo agli internet service provider affinche’ facciano quanto necessario per rimuovere immediatamente i contenuti” a sfondo terroristico e jihadista, ha detto il presidente del Consiglio.
“Abbiamo registrato oltre alla forte intesa contro il terrorismo, abbiamo registrato un’intesa molto larga sulle grandi questioni geopolitiche sia sulle crisi specifiche, in Libia, Siria e Corea del Nord e un’intesa sui temi migratori”, ha detto il presidente del Consiglio.
“La questione migratoria dobbiamo risolverla con le nostre forze e con l’aiuto della Ue”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa finale al G7 di Taormina. Per la questione delle migrazioni, ha aggiunto, “dobbiamo lavorare sul lungo termine e nel breve combinare politiche di sicurezza e di accoglienza umanitaria. Sono principi, ciascun Paese li applica in modo diverso, il Canada non li applica come gli Usa, per noi ribadire questi principi è una cosa positiva”.
“Un focus a cui l’Italia teneva particolarmente e a cui e’ stata dedicata buona parte della sessione di questa mattina e’ stata sull’Africa. Questa discussione ce la porteremo dietro come uno dei segni del g7 di Taormina”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine del summit dei grandi del mondo. “La sfida dell’Africa ha trovato un interesse di tutti i leader, a partire dal Presidente Trump”, ha aggiunto il premier. “E’ una questione da cui dipende molto del nostro futuro”.
“Abbiamo discusso molto su commercio internazionale e clima”. Sul primo ci sono stati “passi avanti significativi”, ha detto Gentiloni.
Dal punto di vista de contenuti, per Gentiloni i punti chiave del G7 sono stati diversi. “Il successo piu’ grande e’ l’impegno comune contro Il terrorismo”, ha spiegato. La ‘dichiarazione di Taormina’ resta agli atti per aver messo per la prima volta Il problema del ‘web terrorismo’ al centro della lotta agli estremismi. Poi Il premier non ha dubbi a definire come “positivo” Il punto di incontro sul commercio. “Un passo in avanti” che ha “sgomberato Il campo da una idea per la quale chi ha molto sottolineato la necessità di tutelare le categorie più colpite dalla globalizzazione sia necessariamente a favore di una radicale chiusura protezionistica”. In soldoni, nel comunicato finale e’ stato inserito proprio su spinta della presidenza italiana la “lotta al protezionismo”. Anche sui migranti, pur ammettendo che Il tema resta fondamentale per l’Italia, Gentiloni riesce a trovare l’aspetto positivo: “C’è stata una intesa su temi migratori e sull’impegno comune per affrontarli nell’immediato”. Chi alla vigilia parlava di possibili intese epocali sbagliava, perché’ “non era Il format del G7 quello che deve risolvere” Il problema delle migrazioni. Resta sul campo del G7 Il ‘climate change’, con tutti i no dell’amministrazione Trump (che pure Gentiloni ha descritto come “curioso e interessato” al confronto): “La differenza e’ emersa molto chiaramente nelle nostre discussioni. Ma discutere e’ sempre utile, in alcuni casi si trovano punti di intesa, altre volte no. Ma l’Italia non cambiera’ posizione sul climate change”. Ma per l’Italia non e’ secondario Il fatto che i 6 grandi, Italia in testa, abbiano confermato con forza l’impegno sugli accordi di Parigi e che abbiano dato a Trump “formidabili motivi per decidere bene” cosa fare. Per tutti questi motivi, si può allora dire che Il G7 “ha funzionato alla grande”.
IL PUNTO – Paolo Gentiloni parla di “successo”, non nasconde le “differenze non secondarie” emerse in particolare sul clima ma rivendica anche un accordo “non scontato” sul commercio e l’intesa su migranti e terrorismo. Il premier e presidente di turno del summit del G7 ha tracciato un bilancio dei lavori, alle spalle Il golfo di Taormina, rivendicando (senza dimenticare di ringraziare Matteo Renzi) la scelta “vincente” della Sicilia e la positiva organizzazione. Dal punto di vista politico, quello che si era preannunciato come Il G7 “più difficile” (previsione del presidente del Consiglio Ue Donald Tusk) per l’alto numero di esordienti e soprattutto per l’incognita Donald Trump si è confermato tale. Gentiloni, in questi due giorni, ha parlato di confronto “aperto”, “sincero”, “vero”. Parole che, nel gergo politico, si possono tradurre, quantomeno, con “acceso” e “aspro”. E Ilbilancio, per la presidenza di turno italiana, non poteva dunque che essere a luci e ombre. Il nodo che non è stato sciolto, come previsto, è stato quello sul clima. Del resto non poteva essere altrimenti dato che gli Usa sul rispetto o meno degli accordi di Parigi non hanno preso una decisione (“Lo farò la settimana prossima”, ha annunciato via Twitter Il presidente Usa). Dunque sul clima, ha ammesso Gentiloni, “si registra una differenza non secondaria e su un tema importante”. La speranza è che gli Usa decidano “presto e bene” anche perchè da Taormina hanno avuto “un set di argomenti formidabili per decidere nella direzione giusta”. Successo pieno (questo abbastanza scontato) è quello relativo al terrorismo, con i 7 leader che hanno firmato, ieri, una dichiarazione congiunta ad hoc. “E’ Il risultato più importante”, ha detto Gentiloni, sottolineando, tra l’altro, la rilevanza “del richiamo dei sette grandi Paesi agli Internet service provider”. Il presidente del Consiglio ha anche rivendicato “una larga intesa sui temi politici di attualità, sulle grandi questioni geopolitiche e sulle crisi specifiche: Libia, Siria e Nord Corea”, ma anche una intesa sul tema dei migranti, che era uno di quelli a cui l’Italia teneva di più. Nella nota finale, a cui si è arrivati dopo un lungo e complesso lavoro degli sherpa, si sostengono “i diritti umani di tutti i migranti e rifugiati” ma anche, come preteso dai negoziatori americani, “i diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i propri confini e stabilire politiche nell’interesse nazionale e per la sicurezza”. Un compromesso, ha ammesso Gentiloni, ricordando che “non mi aspettavo soluzioni” sul tema dal G7 ma sottolineando che è una “cosa positiva” aver ribadito alcuni principi, a partire dalla necessità di “combinare politiche di sicurezza e di accoglienza umanitaria”. Certo, poi, sul piano pratico, “la questione migratoria dobbiamo risolverla con le nostre forze e con l’aiuto della Ue”. Però c’è stato anche un “focus importante” sull’Africa che “torna al centro delle nostre agende”. Altro tema che ha visto un confronto “molto duro” (come ha ammesso la cancelliera Angela Merkel) è quello del libero commercio. Anche in questo caso le righe apparse nel comunicato finale hanno visto uno confronto parola per parola tra le delegazioni, con gli Stati Uniti che hanno tentato, in parte riuscendoci, di imporre la loro visione. Ilrisultato è che i grandi si impegnano a “combattere Il protezionismo” ma anche “ogni pratica di commercio scorretto”. “Si è trovato un punto di equilibrio, che non era scontato. La discussione proseguirà”, è stato Il laconico commento del premier. Si chiude quindi Il sipario sull’evento, con un grande “spot” internazionale per Taormina, la Sicilia e l’Italia, ma anche con un riscontro di immagine per Gentiloni, apparso a suo agio nel ruolo di paziente “mediatore” tra i grandi litigiosi. Un ruolo che, da domani, dovrà riprendere anche nella sua rissosa maggioranza, a partire dalla questione dei voucher.