‘Non c’e’ alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro. Una sottolineatura per mettere al centro chi ha reso possibile tutto questo, rischiando la propria vita’. Il capo della Polizia Franco Gabrielli interviene sulla polemica esplosa dopo che il Governo ha reso pubblici i nomi dei due agenti che hanno bloccato e ucciso a Sesto l’attentatore di Berlino. E’ stato intanto dimesso dall’ospedale San Gerardo Monza l’agente di Polizia Christian Movio, il 36 enne rimasto ferito nel conflitto a fuoco con il terrorista Anis Amri. In Tunisia e’ stato arrestato il nipote di Amri. L’uomo ha confessato, spiegando di essere stato reclutato dallo zio. Successivamente Amri gli aveva inviato un’importante somma di denaro attraverso le poste e fornito un’identita’ falsa, per fargli avere i mezzi finanziari per raggiungerlo in Germania e arruolarsi in una ‘cellula tedesca’ dell’Isis, quella di Abou Al Wala.
Fare i nomi dei due agenti di polizia che hanno fermato e ucciso a Sesto San Giovanni Anis Amri, presunto responsabile dell’attacco terroristico di Berlino, è “un riconoscimento chiaro e non c’è alcuna esposizione”. Lo spiega il capo della Polizia Franco Gabrielli intervenendo sulla polemica esplosa dopo che il ministro dell’Interno Marco Minniti e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni hanno reso pubblici i nomi dei due poliziotti. Secondo Gabrielli ci troviamo davanti a un terrorismo diverso da quello che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, quindi “fare i nomi non è né un errore né un’esposizione”, non è, spiega, “un terrorismo che ha interesse a colpire il singolo”. La preoccupazione è invece per l’appartenenza. “Sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa”, chiarisce Gabrielli. Proprio per questo ieri mattina, dopo la sparatoria di Sesto, il capo della Polizia ha firmato la circolare in cui chiede ”massima attenzione” perché non è possibile escludere ”azioni ritorsive” nei confronti delle forze di polizia. Inoltre, per tutelare i due poliziotti sono stati chiusi i loro profili social evitando così “una eccessiva sovraesposizione in quanto – sottolinea Gabrielli – in un mondo in cui tutto passa attraverso i social, si sarebbero potuti far prendere la mano coinvolgendo anche altri colleghi”.
”Sono sette mesi – sottolinea il capo della Polizia – che dico ‘attenzione, ognuno di noi può essere un obiettivo’. Ma sono anche mesi che lavoro sull’orgoglio e sul senso di appartenenza dei poliziotti e degli uomini e delle donne delle forze di polizia e, nel momento in cui è fondamentale tenere alto l’orgoglio di chi vive con la divisa, il ministro non ha fatto altro che galvanizzare chi ogni giorno opera indossando proprio una divisa”. E ribadisce: ”E’ abbastanza avvilente che mentre tutto il mondo parla di noi e si complimenta con la Polizia per il lavoro svolto, noi continuiamo a farci del male guardando il dito e non la luna”.