Sotto crescente pressione internazionale, Israele ha segnato una svolta significativa nella sua strategia su Gaza, annunciando l’avvio di tregue umanitarie e la ripresa degli aiuti per alleviare la crisi nella Striscia. Il governo Netanyahu ha autorizzato le Forze di Difesa Israeliane (IDF) a implementare un “cessate il fuoco tattico” in diverse aree abitate dell’enclave palestinese, in vigore da questa mattina fino a stasera, per facilitare la distribuzione degli aiuti essenziali.
La decisione fa seguito a un’intensa attività diplomatica e alle crescenti richieste di un’azione umanitaria più incisiva. Nella notte, l’IDF ha annunciato di aver già effettuato il lancio di sette pallet di cibo. Tuttavia, un incidente ha macchiato l’operazione: uno dei pallet avrebbe colpito una tenda, ferendo sette persone. Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli sulle condizioni dei feriti.
La “pausa tattica” delle operazioni dell’Esercito israeliano (Idf) nelle Striscia di Gaza annunciata oggi sarà in vigore a livello locale “ogni giorno fino a nuovo avviso”: lo ha reso noto l’Idf su Telegram. “La pausa avrà inizio nelle aree in cui l’Idf non è operativa: Al-Mawasi, Deir al-Balah e Gaza City, ogni giorno fino a nuovo avviso”, si legge in un comunicato stampa.
Non solo vie terrestri. L’IDF ha anche autorizzato la ripresa dei lanci di aiuti umanitari dal cielo su Gaza, in collaborazione con le organizzazioni internazionali. Parallelamente, si lavorerà alla desalinizzazione, per produrre fino a 20.000 metri cubi d’acqua potabile, e al ripristino delle linee elettriche dal territorio israeliano.
Mentre Israele annuncia aperture, il quadro umanitario a Gaza è a dir poco apocalittico. Hamas aveva lanciato l’allarme in giornata, denunciando uno “imminente disastro umanitario senza precedenti”. Corpi scheletrici, cadaveri tra le macerie e negli ospedali, volti scavati dalla fame: un preludio agghiacciante per una popolazione allo stremo.
La denuncia è drammatica: centomila bambini di età non superiore ai due anni, inclusi 40.000 neonati, rischiano di morire entro pochi giorni a causa della “totale mancanza di latte e integratori nutrizionali”, aggravata dalla “continua chiusura dei valichi e dall’impedimento dell’ingresso dei più semplici rifornimenti di base”. La conta dei morti non fa che confermare lo scenario: nelle ultime 24 ore, almeno cinque persone sono morte di fame a Gaza, di cui tre neonati, uno di appena una settimana.
La situazione a Gaza continua a generare dibattito anche negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Axios, il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, avrebbe dichiarato alle famiglie degli ostaggi che gli USA “devono cambiare strategia a Gaza”. Le parole di Rubio suggeriscono un possibile mutamento nell’approccio diplomatico e militare americano verso il conflitto, riflettendo le crescenti preoccupazioni per la crisi umanitaria e la stabilità regionale.