E’ attesa per la riunione della Direzione del Pd il 3 maggio che dovra’ sancire la linea dei dem per un’intesa con M5S. Intesa che se dovesse passare il segretario reggente Martina vuole portare alla consultazione della base. Attesa per le annunciate esternazioni dell’ex segretario Renzi di domani. Martina si e’ detto ‘molto preoccupato sia di un governo con Salvini come socio di riferimento che di una precipitazione al voto anticipato nei prossimi mesi’.
Sarà stato anche “avviato” il dialogo tra Pd e M5s, come ha detto Roberto Fico, ma dalla sponda del Nazareno l’orizzonte delle consultazioni appare molto meno nitido. Dovrà essere la Direzione, convocata il 3 maggio alle 15, a dire se sarà possibile incamminarsi sulla strada dell’intesa ‘giallorossa’. La delegazione dem lo ha annunciato stamattina al presidente della Camera, segnando in apparenza un punto a favore dei ‘trattativisti’. “Sono convinto che il Pd possa fare un prezioso lavoro unitario”, ha sottolineato Maurizio Martina con un certo ottimismo: “Ci sono stati dei passi in avanti”.
Ma nonostante questo, l’appuntamento del 3 maggio rischia di diventare una resa dei conti interna. Anche se non ci sarà l”anticipo’ dei gruppi parlamentari: l’assemblea del Senato del 2 maggio resta convocata ma per completare l’ufficio di presidenza. “In Direzione ognuno dirà la sua, con chiarezza. Io, per esempio, sono contrario ad un accordo con M5s”, ha chiarito ancora una volta Matteo Orfini. “Il 3 potrebbe esserci uno scontro duro”, non nasconde uno dei big più vicini all’ex segretario. I renziani restano granitici su posizioni critiche, forti dei numeri che brandiscono sui rapporti di forza in Direzione. Su 209 componenti (maggioranza 105), 117 sarebbero i delegati renziani ‘doc’; 8 quelli vicini a Matteo Orfini, 3 a Graziano Delrio, 35 a Andrea Orlando, 14 a Michele Emiliano, 20 a Dario Franceschini, 9 a Martina, 2 i veltroniani e 5 i ‘cani sciolti’. “Va ricordato che se il dialogo partisse, la nostra base sarebbero i 100 punti del programma Pd”, ha tra le altre cose messo in chiaro Andrea Marcucci. Se non bastasse tutto questo, per i renziani le parole di Luigi Di Maio dopo le consultazioni oggi sono state risolutive. “Ha chiuso, ha parlato bene di Martina e alluso a Renzi solo per criticarlo. E poi il ‘forno’ con Salvini fuma ancora”, è stata la valutazione
E anche lo ‘spauracchio’ del voto a ottobre, cui aveva accennato ieri in Tv Martina, oggi veniva rispedito al mittente: “Va bene, si voterà a ottobre. Anzi, a settembre. Siamo pronti. Le possibilità di un governo non politico sono pari a zero”. Eppure, nonostante tutto, l’ala propensa alla trattativa continua ad andare avanti. Sperando che da qui al 3 possa accadere qualcosa di risolutivo ‘pro’ dialogo. Probabilmente non un intervento di Paolo Gentiloni: oggi palazzo Chigi ha smentito “valutazioni attribuite da organi di stampa al presidente del Consiglio sulla situazione politica e le scelte che attendono il Pd”. Intanto, va avanti il lavoro “collegiale” di Martina. Il reggente anche oggi ha sentito Renzi, hanno spiegato fonti parlamentari, per definire la convocazione del 3 maggio. Al fianco di Martina c’è il solito ‘pacchetto di mischia’ (Franceschini, Emiliano, Orlando, Zingaretti, qualche ministro). L’impegno del reggente, insomma, non viene meno: “Ci credo e mi impegno per questo”. Da parte di chi lavora allo scongelamento, oggi venivano lette positivamente anche le valutazioni fatte da alcuni dirigenti sul ‘significato’ della Direzione: “Deciderà solo se avviare o meno il dialogo con il M5S”, ha detto Marcucci. Un concetto ribadito anche da Orfini: “La Direzione non deve decidere se fare il governo con M5s o se Di Maio dovrà essere premier: siamo a molto prima di questo”. L’obiettivo dei tifosi del dialogo resta quello di sedersi al tavolo. Poi si vedrà. Ma il rischio resta quello che il confronto perda di vista il governo per circoscriversi alle questioni interne ai dem, con gli ‘ultras’ renziani pronti a presentare il conto a Martina sin dalla Direzione della prossima settimana.