Nel corso di un briefing riservato al Congresso — originariamente convocato per illustrare i dettagli della cattura di Nicolás Maduro — il Segretario di Stato Marco Rubio ha cercato di abbassare i toni sulla questione groenlandese. Secondo fonti riportate dal Wall Street Journal, Rubio ha minimizzato l’ipotesi di un intervento militare imminente, chiarendo che l’obiettivo primario di Donald Trump è l’acquisto dell’isola dalla Danimarca.
Il Segretario di Stato ha informato le Commissioni Forze Armate e Politica Estera che il Presidente ha richiesto un piano aggiornato per l’acquisizione del territorio. Tra le opzioni sul tavolo, oltre alla compravendita diretta:
- Trattato di Libera Associazione (COFA): Un modello simile a quello utilizzato dagli USA con le Isole Marshall o Palau. Garantirebbe alla Groenlandia assistenza finanziaria e autonomia interna in cambio del controllo totale statunitense sulla difesa e sulla sicurezza.
- Accordo economico diretto: Tentare di bypassare Copenaghen offrendo investimenti massicci direttamente alle autorità di Nuuk.
A poche ore dalle rassicurazioni di Rubio, però, è arrivata la doccia fredda dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Parlando alla CNN, ha ribadito che l’acquisizione dell’isola è una “priorità assoluta di sicurezza nazionale” per contrastare Russia e Cina nell’Artico. “Il Presidente sta discutendo una serie di opzioni e, naturalmente, l’utilizzo delle forze armate è sempre una possibilità a disposizione del Comandante in Capo”, ha dichiarato la Leavitt, smentendo di fatto l’immagine di una trattativa esclusivamente commerciale.
La Danimarca ha reagito con sdegno alle dichiarazioni della Casa Bianca. La premier Mette Frederiksen ha ribadito che l’isola non è in vendita e che minacciare un alleato NATO è “assurdo e inaccettabile”. Anche il Primo Ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, è intervenuto con fermezza: “Il nostro status è radicato nel diritto internazionale. Trump non può prenderci solo perché lo vuole”.
Secondo fonti interne alla Casa Bianca rivelate da Reuters e The Economist, lo staff di Donald Trump starebbe seriamente valutando l’erogazione di pagamenti forfettari (“lump sum payments”) direttamente ai circa 57.000 residenti dell’isola. Le cifre discusse oscillano tra i 10.000 e i 100.000 dollari a persona, una mossa pensata per generare consenso popolare verso un’eventuale secessione dalla Danimarca e una successiva associazione agli Stati Uniti.
L’operazione, che costerebbe a Washington circa 6 miliardi di dollari (una frazione minima del valore strategico e minerario stimato in trilioni), è stata aspramente criticata dai leader europei e groenlandesi, che l’hanno definita “degradante” e in puro stile “neo-coloniale”.
I leader UE, guidati da Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, hanno già espresso la loro “piena solidarietà” alla Danimarca. Il timore delle cancellerie europee è che Trump, galvanizzato dal successo dell’operazione lampo in Venezuela, possa applicare lo stesso metodo coercitivo anche nei confronti di un partner storico della NATO.
Mentre la diplomazia trema per l’Artico, a New York si è conclusa la prima udienza per Nicolás Maduro. L’ex leader chavista ha trascorso la notte nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, un carcere noto per le condizioni durissime. Il Segretario Rubio ha confermato al Congresso che gli USA considerano chiusa l’era Maduro e stanno già lavorando con Delcy Rodríguez per garantire il flusso di petrolio verso le raffinerie americane, con una previsione di 50 milioni di barili entro i prossimi mesi.