A mezzanotte è scattata ufficialmente la tregua di dieci giorni tra Israele ed Hezbollah, mediata dagli Stati Uniti. Sebbene lo skyline di Beirut si sia illuminato di fuochi d’artificio per celebrare la fine (temporanea) dei bombardamenti, la fragilità dell’accordo è emersa già all’alba, con segnalazioni di violazioni da entrambe le parti.
Nonostante il “cessate il fuoco”, la tensione lungo il fiume Litani rimane altissima: migliaia di libanesi hanno ignorato gli avvertimenti dell’esercito israeliano (IDF), mettendosi in marcia verso i villaggi meridionali. Si registrano code chilometriche presso l’unico ponte agibile rimasto.
L’esercito libanese ha accusato Israele di “atti di aggressione” per bombardamenti intermittenti post-tregua. Di contro, Hezbollah ha rivendicato un attacco di artiglieria contro soldati israeliani vicino a Khiam, definendolo una risposta alle violazioni nemiche.
Israele mantiene le truppe di terra nelle posizioni attuali e intima ai civili di non scendere a sud del Litani, zona che intende mantenere libera dalla presenza di Hezbollah.
Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha celebrato l’intesa come la “decima guerra” che è riuscito a fermare. il Tycoon ha assicurato che l’Iran ha accettato di consegnare il proprio uranio arricchito, un passo che, se confermato, segnerebbe una svolta diplomatica enorme.
Da un evento a Las Vegas, Trump ha minimizzato la durata del conflitto: “Sono passati solo due mesi, non 18 anni. La vittoria arriverà presto”. Ha definito l’inflazione attuale (con la benzina a 5 dollari al gallone negli USA) come “artificiale”, legata esclusivamente allo shock energetico che svanirà con la resa di Teheran.
Il Presidente ha descritto l’attacco all’Iran come una “piccola deviazione inevitabile per evitare cose brutte”, ribadendo che il suo modello economico ripartirà non appena lo Stretto di Hormuz sarà riaperto.
Il Segretario Generale Antonio Guterres ha accolto la tregua con estrema cautela: l’ONU chiede che questi 10 giorni non siano usati per il riarmo, ma per l’invio di aiuti umanitari urgenti nel sud del Libano. La tregua è vista come un banco di prova per i negoziati Washington-Teheran. Se il cessate il fuoco regge, potrebbe preludere a un accordo più ampio sulla sicurezza regionale.
Mentre Trump festeggia la tregua, l’Italia di Giorgia Meloni osserva con preoccupazione. La premier, oggi a Parigi per il vertice su Hormuz, deve bilanciare la soddisfazione per la pausa dei combattimenti in Libano (dove l’Italia ha il contingente UNIFIL) con il gelo diplomatico di Washington dopo il caso Sigonella.
La tregua di 10 giorni sembra più una “pausa tattica” che una pace definitiva. Trump preme per una capitolazione rapida dell’Iran (consegna dell’uranio), mentre Hezbollah testa la resistenza israeliana sul campo.