La crisi dello Stretto di Hormuz continua a paralizzare il commercio mondiale, e l’Italia cerca faticosamente una via d’uscita tra l’instabilità geopolitica e le divisioni interne. Parlando all’assemblea di Federalberghi a Roma, la premier Giorgia Meloni ha dettato le condizioni per il ritorno delle navi italiane nel Golfo Persico, ma ha trovato il muro della segretaria del PD, Elly Schlein, che chiede garanzie multilaterali.
La Presidente del Consiglio ha ammesso con amarezza che ormai “l’instabilità internazionale sta diventando la nostra normalità”. Di fronte all’emergenza di Hormuz, la premier ha indicato la linea: le navi italiane torneranno a navigare nello Stretto solo dopo che sarà stato consolidato “un cessate il fuoco” e “quando sarà possibile”.
Meloni ha assicurato che il governo è al lavoro “ogni minuto” per la stabilizzazione dei quadranti e ha citato la riunione a Parigi con la coalizione dei Volenterosi per definire le condizioni d’uscita dalla crisi commerciale. Un impegno corale, forse agevolato dal recente riavvicinamento con il Presidente Trump.
La premier ha rivendicato l’impegno per garantire l’approvvigionamento energetico senza contrazioni, ricordando le missioni in Algeria e nei Paesi del Golfo e annunciando la prossima tappa in Azerbaijan tra un paio di settimane.
SCHLEIN CONTROCORRENTE: “LA TREGUA NON BASTA, SERVE LA PACE”
La segretaria del PD, Elly Schlein, ha respinto gli “annunci” del governo, pretendendo punti fermi prima di qualsiasi missione navale italiana: “Serve che ci sia un accordo di pace e serve un chiaro mandato multilaterale che ora non c’è. Cosa ha in testa il governo prima di fare gli annunci? L’ultimo vertice a Parigi non mi pare abbia prodotto né una cornice chiara né un accordo chiaro”.
Schlein chiede quindi che le operazioni di bonifica delle mine (indispensabili per la navigazione) avvengano solo sotto l’egida di un mandato internazionale e con la pace consolidata, frenando sull’invio di navi italiane a supporto della coalizione franco-britannica.
L’ALLARME DEM: 20 MILIARDI DI MERCI ITALIANE BLOCCATE
A dare forza alla frenata dei Dem sono stati i numeri forniti da Francesco Boccia, capogruppo al Senato:
- Merci Immobilizzate: Nello Stretto di Hormuz sono bloccate merci italiane per un valore superiore a 20 miliardi di euro. Una singola nave può trasportare beni per oltre 200 milioni.
- Emergenza Aziende: Boccia denuncia gli effetti immediati sulla liquidità delle aziende e chiede che Meloni torni in Parlamento a riferire espressamente quali aiuti prevede per le imprese, “prima di avventurarsi in missioni dal perimetro ancora incerto”.
CONTE RILANCIA SUL GAS RUSSO E CONQUISTA SALVINI
Mentre il centrosinistra si divide sulla missione navale, il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha scompigliato le carte rilanciando sul gas russo: “È più conveniente per le nostre imprese e i nostri cittadini”. Pur sapendo che in queste condizioni non sarebbe serio per l’Italia, Conte ha proposto di procedere con gli acquisti da Mosca a patto che si faccia “subito un negoziato” per fermare la guerra. Una posizione che lo allontana da Schlein (contraria perché “ne trarrebbe profitto Putin”) e lo avvicina clamorosamente a Matteo Salvini, che dal palco sovranista a Milano ha aperto al gas russo “visto che non siamo in guerra contro la Russia”.