NEL 2018-20 +1%. RISCHI PER DEBITO ED INCERTEZZA POLITICA
Il Fmi rivede al rialzo le stime di crescita per l’Italia: il Pil quest’anno salira’ dell’1,3% (+0,8% delle ultime stime) e rallentera’ ‘attorno all’1%’ nel 2018-20. La crescita ‘potra’ sorprendere verso l’alto’ ma ‘ci sono rischi significativi’ legati ad incertezze politiche, fragilita’ finanziarie, eventuali rallentamenti alle riforme e il ritorno dei rischi di credito legati alla normalizzazione della politica monetaria. L’alto livello di debito inoltre ‘lascia l’Italia esposta a shock’.
Valutazioni incoraggianti ma anche richiami impegnativi all’Italia dagli ispettori del Fondo monetario internazionale. Nel rapporto stilato al termine della missione annuale nella Penisola, hanno rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica, in particolare su quest’anno al più 1,3 per cento, mentre sul periodo 2018-2020 pronosticano una espansione dell’1 per cento circa all’anno. Cifre che vanno raffrontate con il più 0,8 per cento previsto sia sul 2017 che sul 2018 nel World Economic Outlook dell’aprile scorso. Peraltro queste stime si basano sui target indicati nel Def e scontano quindi una ipotesi di aggiustamento di bilancio che potrebbe essere leggermente più energica, e quindi frenante sulla crescita, di quello che effettivamente verrà operato. Ma al tempo stesso i rischi che incombono sulle prospettive italiane “sono significativi”, avvertono i tecnici di Washington, guidati dal capo missione Rishi Goyal. Negli anni a venire “i venti sono destinati a risultare meno favorevoli”, sia in termini di politiche monetarie e fiscali, sia per “le fragilità finanziarie, le incertezze politiche, le possibili battute d’arresto del processo di riforme” e le “revisioni” degli investitori sulle valutazioni del rischio di credito sui titoli di Stato (ovviamente soprattutto quando finira il piano di acquisti di titoli della Bce).
In questo quadro il Fmi giudica “appropriato” il percorso di risanamento indicato dal governo sempre del Def. Ridurre il deficit di bilancio in calo all’1,2 per cento del Pil nel 2018 e portarlo sostanzialmente in pareggio su 2019 e 2020 metterebbe l’elevato debito pubblico su quel chiaro percorso di riduzione che viene giudicato necessario. Il problema è come effettuare queste azioni di risanamento. Su questo la strategia raccomandata dal Fmi è chiara: dato che bisogna sostenere la crescita (che aiuta non poco a far calare il rapporto debito-Pil) bisogna alleggerire il fardello fiscale su lavoro e fattori produttivi, in modo da favorire un aumento e ampliamento dell’occupazione che peraltro innescherebbe un circuito virtuoso. Per garantire la neutralità di misure simili ai fini di bilancio gli ispettori Fmi chiedono di intervenire su due grandi capitoli. Il primo è la tassazione sugli immobili, su cui di fatto riparte il pressing per reintrodurre l’Imu sulla prima casa. E’ esattamente a questo che l’istituzione pensa quando sollecita, nel rapporto, “l’introduzione di una moderna tassazione sugli immobili”. Che va accompagnata da un aggiornamento degli estimi catastali.
L’altro grande capitolo di reperimento di risorse riguarda le pensioni. Il Fmi dà atto all’Italia di aver fatto “più di molti altri” Paesi per garantire la sostenibilità del sistema. Ma a questo punto secondo Washington bisognerebbe “considerare di ridurre l’elevata spesa pensionistica. Nel sistema esistono sacche di eccessi che vanno razionalizzate, legate non ultimo a esenzioni su generosi benefici”. L’attacco è chiaramente diretto al passato sistema retributivo del calcolo degli assegni pensionistici, poi progressivamente sostituito con un sistema misto e solo successivamente con quello contributivo. Infatti “i parametri pensionistici possono anche essere rivisti e aggiustati nella misura in cui è necessario .- aggiunge il rapporto – in maniera coerente con i parametri attuali”. Contestualmente, andrebbe allargata la platea di sostegni al reddito e di contrasto alla povertà. Questa è la raccomandazione. Ovviamente tutt’altra questione è trovare una maggioranza politica pronta a sostenere la reintroduzione di tasse sulla prima casa e tagli alle pensioni alla vigilia di elezioni. E questo vale anche per le invocate riforme strutturali di liberalizzazione dei mercati di prodotti e servizi, di decentralizzazione delle contrattazioni salariali o di “modernizzazione” della pubblica ammonistrazione. Dove ad esempio si torna a chiedere di intervenire sulle municipalizzate.
Infine, il rapporto del Fmi ha anche guardato al capitolo banche, su cui si riconosce all’Italia di aver compiuto “progressi incoraggianti”. In particolare sono menzionate “azioni importanti sul rafforzamento patrimoniale di alcune grandi banche” e piani sulla riduzione dei crediti deteriorati, mentre “le pressioni dei mercati si sono attenuate di recente”. Lo studio riconosce come sia “difficile” riuscire a trovare “soluzioni tempestive che al tempo stesso siano anche poco costose”. E resta necesario chiarire come si applichino le normative europee mentre il coordinamento delle varie autorità coinvolte è una questione “complessa”. In generale “ove sia necessario far ricorso al bail in o al burden sharing, bisogna assicurare protezione alle famiglie vulnerabili”. E secondo il Fmi”qualunque caso di mis-selling andrebbe affrontato dalle autorità di vigilanza e di controllo, così come dalle banche”. La raccomandazione chiave del rapporto è però quella di agire “tempestivamente”, per evitare che il trascinarsi di situazioni di affanno finisca per pesare negativamente su tutto il comparto.