All’indomani dell’esito del referendum sulle riforme e all’annuncio delle dimissioni del premier Matteo Renzi è la legge di bilancio il focus su cui si punta l’attenzione politica nazionale e anche internazionale, per quanto riguarda il nostro Paese. Dopo il via libera della Camera, ora il passaggio al Senato del testo dipenderà dalle decisioni che il presidente della Repubblica e il premier uscente concorderanno e formalizzeranno. Da quanto si apprende da ambienti parlamentari e ancor più alla luce del sollecito del Colle, che a metà giornata ha sottolineato con forza la necessità del rispetto da parte delle istituzioni delle scadenze in campo, quanto sembra profilarsi è una rapida approvazione della legge di bilancio così come varata dalla Camera, lasciando al prossimo esecutivo il compito di provvedere a quella correzione di 1,6 miliardi di euro fortemente richiesta dalla Ue e su cui non sembrerebbe voler recedere.
Dal punto di vista procedurale questa soluzione darebbe risposte alle molte questioni che il precipitare della situazione politica lascia sul terreno. La legge di bilancio, infatti, è una legge squisitamente politica e non trova spazio nell’ordinaria amministrazione che rientrerebbe nelle possibilità di un esercizio provvisorio, laddove Renzi confermasse le proprie dimissioni immediate da Palazzo Chigi. Non approvare la manovra nei tempi richiesti, cioè entro la fine dell’anno, comporterebbe conseguenze politiche ed economiche di portata non immaginabile. Una soluzione percorribile, come si è insistentemente profilato fin dalla mattinata, è quella che si sostanzierebbe nel “congelamento” della dimissioni di Renzi da capo del governo, per il tempo necessario al varo della legge di bilancio, a fine dicembre. Un percorso che tra l’altro trova sponda nel precedente del governo Monti. Nel 2012 il professore annunciò le sue dimissioni irrevocabili, “politiche”, l’8 dicembre, formalizzandole però soltanto il 21 dello stesso mese, appena approvata la finanziaria. A rendere politicamente praticabile questa strada ci sarebbe infine l’appoggio politico della maggioranza, tanto nella componente Pd quanto da parte di Ap, almeno a Palazzo Madama, secondo quanto si apprende. Domani intanto si dovrebbe convocare la conferenza dei capigruppo del Senato, per l’organizzazione dell’agenda dei lavori d’aula, mentre il Consiglio dei ministri per le comunicazioni del premier è stato convocato per questo pomeriggio alle 18,30. Successivamente Renzi salirà al Quirinale.
“L’alta affluenza al voto, registratasi nel referendum di ieri, e’ la testimonianza di una democrazia solida, di un Paese appassionato, capace di partecipazione attiva. L’Italia e’ un grande Paese con tante energie positive al suo interno. Anche per questo occorre che il clima politico, pur nella necessaria dialettica, sia improntato a serenita’ e rispetto reciproco”. Lo afferma in una nota il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che conclude: “Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”.
“Ho sempre detto che, in caso di sconfitta, avrei mollato tutto”. Matteo Renzi tiene il punto. A tutti i suoi interlocutori, ancora questa mattina, il premier ha confermato la sua intenzione di dimettersi immediatamente da presidente del Consiglio e, assicura gli ha parlato, anche dalla segreteria del Pd. “Io non sono come gli altri politici, io mi prendo tutte le mie responsabilità”, ha assicurato Renzi ai suoi collaboratori. Per tutta la mattinata, a palazzo Chigi sono sfilati diversi ministri, Graziano Delrio (entrato e uscito più volte) e Maria Elena Boschi. Anche Dario Franceschini è in campo per individuare una mediazione. In questo contesto si è tenuto il colloquio di stamattina tra Renzi e il capo dello Stato Sergio Mattarella, cui ha fatto seguito il comunicato del Quirinale in cui si parla di “impegni e scadenze da rispettare”. Il riferimento, assicurano fonti parlamentari, è anche alla legge di Stabilità che resta da approvare al Senato. “Renzi è davvero arrabbiato”, hanno sottolineato ancora poco fa diversi renziani. Al momento, però, il premier sembrerebbe irremovibile. Le sue dichiarazioni sono attese al Cdm delle 18,30.