Le speranze di una tregua globale nate dall’accordo tra Trump e Teheran si stanno scontrando con la realtà fiammante del fronte libanese. A poche ore dall’annuncio di quello che doveva essere un “grande giorno per la pace”, il conflitto si è spostato di asse, innescando una crisi diplomatica che coinvolge direttamente anche l’Italia.
Il quadro della tregua di due settimane appare ogni ora più fragile. Mentre Donald Trump, parlando a Sky News, rivendica una “vittoria totale” e avverte che gli USA sono pronti a tornare in guerra “immediatamente e molto facilmente” se l’accordo non si rivelasse buono, il Medio Oriente brucia su altri fronti.
Massacro a Beirut: Raid israeliani senza preavviso hanno colpito zone residenziali e commerciali densamente popolate nel centro della capitale libanese, causando decine di morti e centinaia di feriti.
Il Premier pakistano Sharif aveva annunciato una tregua “ovunque, Libano incluso”. Benjamin Netanyahu lo ha smentito categoricamente: “Sosteniamo Trump sull’Iran, ma il cessate il fuoco non include il Libano”. L’agenzia iraniana Fars riferisce che l’Iran sta già valutando raid di ritorsione contro Israele per le violazioni in Libano e ha nuovamente interrotto il transito delle petroliere a Hormuz.
Teheran accusa gli Stati Uniti di non voler o non saper controllare Benjamin Netanyahu. Per l’Iran, il cessate il fuoco concordato con Trump non può essere scisso dalle azioni militari israeliane contro il Libano e la “Resistenza Islamica”. Il crollo del greggio registrato in mattinata (Brent sotto i 92 dollari) rischia di essere riassorbito immediatamente. L’incertezza sulla stabilità delle forniture energetiche torna a essere massima.
LO SCONTRO SUL PERIMETRO DELLA TREGUA
L’escalation ha colpito direttamente il contingente italiano. Durante il Question Time alla Camera, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sganciato una bomba diplomatica: una colonna italiana di Unifil, diretta a Beirut per operazioni di rimpatrio, è stata bloccata dall’esercito israeliano (IDF).
L’IDF ha esploso colpi che hanno danneggiato un veicolo italiano. Fortunatamente non ci sono feriti, ma il convoglio è stato costretto a rientrare alla base. Tajani ha ordinato la convocazione immediata dell’Ambasciatore d’Israele a Roma: “Il personale militare italiano è off-limits”, ha scandito il Ministro.
La premier Giorgia Meloni “esprime la sua ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del Libano dove un convoglio italiano appartenente a Unifil, e chiaramente individuabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano”. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi in cui si afferma che è “del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”. Gli attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente”.
Il vicepresidente JD Vance ha gettato acqua sul fuoco ma con toni di avvertimento. Ha definito la tregua “fragile” e ha confermato che Trump ha ordinato di negoziare in buona fede a Islamabad (venerdì), ma senza rinunciare alla “leva economica straordinaria”. “Se gli iraniani non faranno lo stesso, scopriranno che il Presidente non è uno che scherza”, ha dichiarato Vance.
La strategia di Trump di “isolare” l’accordo con l’Iran dal resto del conflitto regionale sta fallendo nel giro di poche ore. Teheran vede nei raid su Beirut una prova dell’incapacità (o mancanza di volontà) degli USA di controllare Netanyahu, mentre il blocco di Hormuz annulla il principale vantaggio economico che aveva fatto scendere il prezzo del petrolio stamattina.