Sull’accordo nucleare con l’Iran “ho preso una decisione”. L’annuncio sibillino che Donald Trump ha dato ai giornalisti dopo un incontro bilaterale con il presidente palestinese Abu Mazen a margine dell’Assemblea generale dell’Onu lascia la suspense sulle intenzioni del presidente Usa. Secondo quattro fonti citate dalla Nbc, Trump lascera’ che sia il Congresso degli a decretare il destino dell’intesa con Teheran sul programma nucleare iraniano. Il presidente, sostiene, tra gli altri, un alto funzionario dell’amministrazione Usa “e’ orientato” a non certificare al Congresso, come e’ chiamato a fare ogni 3 mesi, il rispetto degli impegni presi dall’Iran per evitare la reintroduzione delle sanzioni. La prossima scadenza e’ fissata per il 15 ottobre. Se Trump rinunciasse alla certificazione, il Congresso avrebbe 60 giorni di tempo per riesaminare i termini dell’intesa e stabilire se reintrodurre le sanzioni venute meno con il patto raggiunto nel luglio del 2015 dal gruppo dei 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la Germania) con la Repubblica islamica. Il presidente potrebbe cambiare idea nelle prossime settimane, dovendo fronteggiare l’opposizione degli alleati internazionali”, osserva la Nbc indicando, tra le altre opzioni al vaglio di Trump, la possibilita’ che conceda ai partner europei 90 giorni per rinegoziare l’accordo, anziche’ affidarsi al Congresso.
Il segretario di Stato Rex Tillerson ha confermato che il presidente ha preso una decisione ma non l’ha condivisa con nessuno, neppure con Theresa May con la quale ieri ha avuto un bilaterale. Il capo della diplomazia Usa ha dunque definito “utile” e “sincera” la discussione tra i 5+1 e Teheran ma di fatto inconcludente perche’ “restano significative differenze”. “Non e’ stata una discussione tecnica ma e’ stata una discussione politica”, ha riferito al termine dell’incontro, indicando come Teheran continui a rappresentare una fonte di instabilita’ in Medio Oriente. “Ed e’ un problema reale”, ha rimarcato Tillerson, indicando questo come uno dei nodi, indipendentemente dal rispetto “tecnico” dei termini dell’intesa. Da questo punto di vista “l’Iran non ha rispettato le attese”, ha insistito. A Palazzo di Vetro, Tillerson ha incontrato per la prima volta il collega iraniano, Javad Zarif, grande artefice dell’intesa. “Non ci siamo tirati le scarpe…”, la battuta con cui ha commentato l’incontro.
Nonostante le parole pronunciate all’Assemblea Generale dell’Onu, quando ha definito l’accordo sul nucleare iraniano “imbarazzante per gli americani”, l’idea di Trump non e’ annullare del tutto l’intesa ma negoziare un nuovo compromesso, assicura il ‘New York Times’, secondo il quale il presidente sta forzando la mano per convincere gli alleati a far pressioni sull’Iran per tornare al tavolo e negoziare. Le preoccupazioni di Trump, scrive il quotidiano statunitense, riguardano due punti: la durata dell’accordo e lo sviluppo di missili balistici in Iran. Il Piano d’azione congiunto globale (Pacg), questo il nome del patto stipulato nel 2015, prevede che Teheran metta un freno al suo programma nucleare in cambio dell’abolizione delle sanzioni internazionali. Le disposizioni, che riguardano diversi aspetti dell’armamento nucleareattraverso l’arricchimento dell’uranio, hanno scadenze differenti: alcune sono temporanee, altre definitive. E l’accordo sul nucleare non impedisce all’Iran di sviluppare la tecnologia missilistica. Proprio per queste ragioni Trumpspinge per ritrattare. Ma l’Iran rifiuta senza mezzi termini l’ipotesi di cambiare i termini dell’accordo: “Potremmo cominciare ad arricchire l’uranio” ha detto il presidente Hassan Rohani”, mentre la comunita’ internazionale si divide. Federica Mogherini, rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, ha chiarito che “non c’e’ bisogno di rinegoziare nulla, perche’ l’intesa sta funzionando”, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto la porta all’aggiunta di alcune condizioni, senza pero’ mettere in discussione l’intero compromesso perche’ “e’ un buon accordo”.