La strage di Orlando: Obama sara’ giovedi’ in citta’; testimoni affermano che il killer frequentava il locale e usava un app per incontri gay; identificate tutte le 49 vittime. Fra i nomi, quello del giovane che ha inviato messaggi alla madre dal locale mentre era ostaggio. Intanto, l’organo di propaganda ufficiale dell’Isis in lingua inglese, ribadisce che il killer era ‘uno dei soldati del Califfato in America’. E la polizia ne conferma la fedelta’ all’Isis, spiegando che il killer ha cercato anche di negoziare con gli agenti. Altre persone sono indagate in connessione con la sparatoria.
L ‘America e il mondo piangono le vittime e si precisano i contorni della personalita’ del terrorista, Omar Mateen, descritto da alcuni che lo conoscevano come omofobo e violento. Ancora nebulosa invece la motivazione del gesto. Mateen era iscritto al seminario islamico fondamentalista di Marcus Dwayne Robertson, alias Abu Taubah. Robertson e’ gia’ stato in carcere per 4 anni in Florida per possesso illegale di armi e fu scarcerato un anno fa. Robertson ha sempre propagandato la sua avversione per l’omosessualita’. La scuola e’ stata recentemente denominata ‘Timbuktu Seminary’.
Robertson e altri membri del seminario sono stati interrogati dagli inquirenti, ma per ora non ci sono notizie confermate di persone fermate. Il giovane stragista era riuscito a comprare le armi in maniera legale nonostante le ‘attenzioni’ dell’Fbi; ed e’ probabile dunque che il tema della vendita delle armi, insieme a quello della polemica sui musulmani, ritorni al centro del duello tra Hillary Clinton e Donald Trump per la Casa Bianca. Per Clinton la risposta alla strage di Orlando non puo’ essere “la demonizzazione dei musulmani” ne’ “dichiarare guerra a tutte le religioni. Bisogna piuttosto smetterla con le armi da guerra in mano a chiunque”. “Il fratello Omar Mateen, un soldato del Califfato, ha portato a termine un attacco ai crociati in un night club ad Orlando in Florida, uccidendone e ferendone piu’ di cento”, afferma Al Bayan, una radio islamica con sede in Australia. Il gruppo jihadista ha dunque confermato l’identita’ del terrorista, un americano di origine afghana messo sotto la lente dell’Fbi in tre occasioni tra il 2013 e il 2014 e sfuggito alle maglie.
L’Fbi ha rivisto lievemente il bilancio, 49 morti, spiegando che l’attentatore era stato inizialmente contato tra le vittime. Ma dietro la crudezza delle cifre cominciano a emergere le storie, giovani vite distrutte, la gran parte di origine ispanica (la discoteca aveva organizzato la Noche Latina). Edward Sotomayor, 24 anni, lavorava in un’agenzia di viaggi specializzata in eventi legati alla comunita’ LGBT in Usa. Juan Ramion Guerrero, 22 anni aveva appena rivelato la sua omosessualita’ alla famiglia e da poco cominciato una relazione felice. Luis Omar Ocasio-Caop, 20 ani, era un ballerino.
E’ morto anche Eddie Justice, il giovane che ha scambiato convulsi sms con la madre, dal suo nascondiglio all’interno del bagno delle donne nel nightclub, pochi miuti prima di morire. L’assassino, statunitense di origine afghana 29enne, risiedeva a Port Saint Lucie, una localita’ costiera a circa 200km a sud di Orlando. Omar era sposato e separato e aveva avuto un figlio da un’altra donna; aveva divorziato dalla prima moglie dopo pochi mesi di matrimonio e lei oggi lo descrive “mentalmente instabile e malato”, che diventava pazzo per niente, per esempio il fatto che la lavatrice non avesse finito il ciclo. Il padre, Seddique Mateen, si e’ detto “profondamente rattristato” per la strage ma ha anche affermato che “spetta a Dio punire gli omosessuali non ai suoi servitori”.
L’ America piange le vittime ma il massacro diventa terreno di scontro politico a piu’ livello che divide gli Usa. Da una parte Barack Obama continua sulla linea della prudenza. Non risponde ael candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump che lo aveva sfidato a parlare di gesto ispirato dal “radicalismo islamico” ma si limita ad osservare che non sono emerse prove evidenti che l’ordine per la strage di Orlando sia “venuto” dall’estero. “Sembra che il killer sia stato ispirato da diverse fonti estremiste su internet” ha spiegato Obama, sottolineando che “l’inchiesta e’ nelle fasi inziali”. Sulla stessa linea il direttore dell’Fbi (sotto accusa per aver indagato 2 volte, nel 2013 e nel 2014, Mateen ma senza trovare alcun elemento utile per fermarlo), James Comey. Una forma per mettere in dubbio, peraltro, un elemento cui nessuna fonte sembra credere. Ossia che Mateen il killer del locale gay, benche’ abbia dichiarato fedelta’ ad Isis, fosse piu’ di un elemento interno americano (di origine afghane) autoradicalizzatosi in patria senza contatti diretti con lo Stato Islamico. Isis, che solo dopo l’attentato e la notizia che l’uomo aveva agito in suo nome, ha sostenuto che Mateen fosse un loro uomo. Stato Islamico che poi, va ricordato, e’ un’organizzazione aperta in cui chiunque commetta un attentato in nome del sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi diventa automaticamente un membro dello Stato Islamico. Obama, in una sorta di scaricabarile dalle responsabilita’ dell’Fbi e per evitare di attribuire validita’ alla matrice islamica, e’ tornato a battere sull’elemento che gli sta piu’ a cuore: l’eccessiva facilita’ con cui si puo’ acquistare un’arma negli Stati Uniti. Questo elemnto “puo’ portare ad attentati” ha sostenuto il presidente ribadendo la sua “frustrazione e rabbia” per l’incapacita’ del Congresso a resistere alle pressioni della National Riffle Association, la potenete lobby delle armi, per impedire l’acquisto di fucili d’assolto come quello usato da Mateen e nelle stragi di San Bernardino a dicembre ma anche nel 2012 al cinema Aurora in Colorado e alla scuola elementare Sandy Hook in Conncecticut. Nra che grazie al sostegno bipartisan in Congresso e’ riuscita a bloccare il giro di vite proposto da Obama a gennaio 2013.
Restano ancora non del tutto certe le motivazionui del gesto. Mateen era iscritto al seminario islamico fondamentalista di Marcus Dwayne Robertson, alias Abu Taubah. Robertson e’ gia’ stato in carcere per 4 anni in Florida per possesso illegale di armi e fu scarcerato un anno fa. Robertson ha sempre propagandato la sua avversione per l’omosessualita’. La scuola e’ stata recentemente denominata ‘Timbuktu Seminary’. Robertson e altri membri del seminario sono stati interrogati dagli inquirenti, ma per ora non ci sono notizie confermate di persone fermate. Il giovane stragista era riuscito a comprare le armi in maniera legale nonostante le ‘attenzioni’ dell’Fbi; ed e’ probabile dunque che il tema della vendita delle armi, insieme a quello della polemica sui musulmani, ritorni al centro del duello tra Hillary Clinton e Donald Trump per la Casa Bianca. Per Clinton la risposta alla strage di Orlando non puo’ essere “la demonizzazione dei musulmani” ne’ “dichiarare guerra a tutte le religioni. Bisogna piuttosto smetterla con le armi da guerra in mano a chiunque”. “Il fratello Omar Mateen, un soldato del Califfato, ha portato a termine un attacco ai crociati in un night club ad Orlando in Florida, uccidendone e ferendone piu’ di cento”, afferma Al Bayan, una radio islamica con sede in Australia. Il gruppo jihadista ha dunque confermato l’identita’ del terrorista, un americano di origine afghana messo sotto la lente dell’Fbi in tre occasioni tra
il 2013 e il 2014 e sfuggito alle maglie.