Piu’ di 7.500 arresti, oltre 13mila dipendenti pubblici cacciati, via 8mila poliziotti e centinaia di migliaia di lavoratori statali bloccati in Turchia da un divieto d’espatrio: Erdogan fa tabula rasa di golpisti e oppositori, promette una repressione sempre piu’ dura e annuncia che se il Parlamento l’approvera’ dara’ il suo ok alla pena di morte. Impazza la violenza; ucciso un vicesindaco. Monito di Ue e Usa.
In manette 6.000 soldati, 103 tra generali e ammiragli e numerosi magistrati. Mano dura anche sulla polizia: licenziati quasi 9.000 funzionari. Monito della Ue: con la pena di morte Ankara non entra in Europa. Kerry: l’appartenenza alla Nato richiede il rispetto della democrazia e dello stato di diritto. Berlino: rivoltanti scene di vendetta.
Gli autori DEL golpe dovranno “rendere contro di ogni goccia di sangue versato”, ma comunque “nel rispetto DEL diritto”. Lo ha detto il premier turco Binali Yildirim, in un’apparente tentativo di rassicurare Usa e Ue, che in queste ore hanno espresso forti preoccupazioni per le “vendette” di Ankara dopo il colpo di stato fallito. Yildirim non ha comunque escluso una reintroduzione della pena di morte. Resta alta, intanto, la tensione. Almeno 2 persone hanno aperto il fuoco nella sede della municipalita’ di Sisli, nel centro di Istanbul, ferendo alla testa il vicesindaco Cemil Candas, che e’ ora in gravi condizioni. Almeno uno degli assalitori e’ stato arrestato. Sui media internazionali shock per le foto di soldati nudi colpiti dai poliziotti di Erdogan. Ko la Borsa turca, chiude a -7,14%.