“Non è la legge che sognavamo ma, dato lo scenario attuale, riteniamo che questo compromesso sia il miglior risultato possibile. E proprio perché questo sistema scontenta un po’ tutti, pensiamo che questa volta si possa arrivare al traguardo”. Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, con la fiducia posta dal governo al Mattarellum riveduto e corretto, parla di un’operazione che darà al Paese “un sistema di voto degno di questo nome e poter andare a elezioni, nel 2018, in modo ordinato e alla scadenza fisiologica della legislatura”.
L’ex Cav rivendica il lavoro svolto dai deputati azzurri in commissione Affari costituzionali per dare la prima luce verde, sabato scorso, al Rosatellum bis. I parlamentari “hanno risposto responsabilmente ai ripetuti moniti del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”. Sulla fiducia posta dal governo, il presidente di Forza Italia conferma la linea del gruppo e la distanza dal Pd. “Abbiamo deciso di non partecipare ai voti che riguarderanno le fiducie chieste dall’esecutivo” ma “diremo sì, invece, e lo faremo con convinzione, in modo compatto e leale, al voto finale”, precisa l’ex Cav. Della stessa idea la Lega Nord, che “non potrà ovviamente votare la fiducia al Governo, ma comprende le motivazioni che hanno portato a questa richiesta” dice Giancarlo Giorgetti, e quindi “dirà sì alla legge, con voto segreto o palese che sia”. L’auspicio del leghista è per “un rapido iter al Senato, consapevoli che chiunque lo rallenti -evidentemente- vuole rinviare la data delle elezioni, che si devono tenere invece il più presto possibile”.
Non ci dovrebbe essere nessuna sorpresa, quindi, né domani né giovedì, quando il Rosatellum 2.0 andrà alla prova del voto segreto per l’ok finale. Insomma, Forza Italia si conferma un interlocutore principale del Partito democratico nella difficile partita di scrivere – insieme a Lega Nord e Alternativa popolare – le regole del voto (e non solo). Quello che Berlusconi lancia, tra le righe, è anche un messaggio preciso al Nazareno: anche dopo le politiche, potreste aver bisogno di noi. Quindi, di comune accordo, forzisti e leghisti domani non parteciperanno al voto della fiducia ma diranno sì al voto finale.
Fratelli d’Italia si sfila. Giorgia Meloni non è tenera con gli alleati. “Sono dispiaciuta del fatto che qualcuno abbia cambiato posizione, perché noi siamo sempre rimasti coerenti come Fratelli d’Italia su due richieste: volevamo una legge elettorale che avesse un premio di maggioranza perché è l’unico modo per consentire ai cittadini di avere un governo scelto da loro e non fatto con un inciucio di Palazzo”. E poi attacca: “Mi pareva che fossimo tutti d’accordo sul fatto che le liste bloccate fanno schifo e invece ci stanno rifacendo una legge con le liste bloccate”. Diversità di vedute ma la sostanza non cambia, commenta Renato Brunetta: “FdI ha scelto un’altra strada, ciò non toglie che il centrodestra è unito e si appresta a vincere le prossime elezioni”.
Ma al Senato Giovanni Piccoli e Bartolomeo Amidei ufficializzano la decisione di lasciare il gruppo presieduto da Paolo Romani confessando un “profondo disagio”, non solo per quella politica in cui credevano che FI “ha abbandonato da tempo”, ma anche per l’ok del Cav al “Rosatellum” che soprattutto al Nord “sara’ un bagno di sangue” per “quasi tutti i partiti” ad “eccezione della Lega”.