Il presidente del Consiglio presidenziale libico di Tripoli, al Sarraj, ha chiesto una ‘riunione urgente fra le parti in conflitto per risolvere con coraggio e responsabilita’ la crisi che sta attraversando il Paese’ dopo che le forze armate del generale Haftar – legate a Tobruk – sono entrate nell’area della Mezzaluna petrolifera prendendo il controllo dei principali terminal. Ad alcuni paesi occidentali che hanno condannato il blitz, Tobruk ha replicato facendo sapere che i terminal passeranno all’ente di Stato del petrolio Noc, dopo che l’esercito li avra’ messi in sicurezza.
Il presidente del Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, si e’ dichiarato “contrario ad un intervento militare straniero in Libia o ad un attacco militare contro qualsiasi altra parte libica per motivi politici, regionali o ideologici”. In una nota diffusa nella notte al Sarraj ha chiesto di “evitare ogni spargimento di sangue e divisioni difendendo i beni dei libici”. Per questo ha chiesto un incontro rapido “tra le parti per discutere e trovare una soluzione su come uscire da questa crisi nella Mezzaluna petrolifera”.
Secondo l’agenzia di stampa libica “al Tadhamoun”, nella notte tra lunei’di’ e martedi’ scorsi le Guardie petrolifere libiche avrebbero ripreso il controllo di una caserma che si trova nella zona di Ras Lanuf, nella zona della Mezzaluna petrolifera libica. La caserma era stata conquistata domenica 11 settembre dai miliziani sudanesi che fanno capo alla formazione ribelle di Giustizia e Sviluppo, che combattono al fianco dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar nell’offensiva in corso per prendere il controllo dei terminal di petrolio presenti in quell’area. Secondo la stessa agenzia libica, una volta arrivati nella caserma due giorni fa i miliziani sudanesi si sono impossessati di un container di armi e munizioni.
Intanto a Bengasi, nell’est del paese sotto il controllo di Haftar, continuano gli scontri tra Lna e milizie islamiste alleate dello Stato islamico. Nella zona di al Qawarsha, nella periferia occidentale della citta’, le truppe di Haftar avrebbero subito dieci morti e 16 feriti. Secondo l’emittente televisiva satellitare “al Jazeera”, i combattenti del Consiglio della Shura di Bengasi hanno approfittato dello spostamento delle truppe su Brega per lanciare un attacco a Bengasi, costringendo le truppe di Haftar a indietreggiare. A Sirte, invece, gli aerei statunitensi impegnati nell’operazione “Odyssey Lightning” continuano a colpire gli ultimi combattenti dello Stato islamico rimasti nei pochi compound della citta’ in mano agli jihadisti. Secondo il comando militare Usa per l’Africa (Africom) sono in tutto 143 i raid aerei compiuti dal primo agosto all’11 settembre.
Domenica scorsa, in particolare, sono stati compiuti quattro raid, mentre il 10 settembre i bombardamenti sono stati tre, lo stesso numero dei raid effettuati venerdi’ 9 settembre. Il presidente Usa, Barack Obama, aveva autorizzato 30 giorni di bombardamenti aerei a partire dal primo agosto scorso, ma poi ha esteso tale termine di altri 30 giorni. Sirte e’ l’ultima roccaforte dello Stato islamico in Libia, dove gli jihadisti stanno progressivamente perdendo terreno anche per effetto del sostegno dei caccia statunitensi. Secondo quanto dichiarato oggi dal ministro Gentiloni, le forze libiche hanno pagato un altissimo tributo di sangue nella lotta contro lo Stato islamico a Sirte, con oltre 450 morti e 2.500 feriti.