La sovranità tecnologica italiana passa per l’infinitamente piccolo. Si sono chiusi ieri a Roma gli “Stati Generali del Quantum”, il primo vero vertice interministeriale dedicato all’attuazione della strategia nazionale sulle tecnologie quantistiche. Un evento che ha visto schierato il peso massimo del Governo: dai ministri Crosetto (Difesa) e Urso (Imprese) fino a Pichetto Fratin (Ambiente) e Bernini (Università), a testimonianza di quanto il tema sia considerato trasversale e prioritario.
L’obiettivo è chiaro: trasformare l’eccellenza della ricerca scientifica italiana in una filiera industriale competitiva. Non si tratta solo di supercomputer, ma di una rivoluzione che toccherà la sicurezza nazionale, la gestione delle reti energetiche e la lotta al cambiamento climatico attraverso modelli previsionali senza precedenti. “È il momento di investire con decisione”, ha dichiarato il ministro Urso, sottolineando che l’Italia non vuole essere solo un acquirente di tecnologia straniera, ma una “co-protagonista” della produzione globale.
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha tracciato la rotta per il settore energetico: “Il quantum permetterà l’ottimizzazione estrema delle reti e degli accumuli, riducendo le dispersioni delle fonti rinnovabili”. Una promessa di efficienza che si sposa con la visione del ministro Adolfo Urso, convinto che il Paese abbia tutte le carte in regola per generare nuove catene di valore.
La sfida ora si sposta sul trasferimento tecnologico: integrare le iniziative europee con il genio nazionale per garantire che la “prossima grande trasformazione industriale” veda l’Italia in prima fila. Il piano coinvolge l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il National Quantum Science and Technology Institute (Nqsti), delineando un ecosistema dove sicurezza e profitto marciano di pari passo.