Dieci indagati a Palermo ed altri quattro a Bologna: il ‘caso firme’ M5s esplode a 10 giorni dal voto e il Movimento prova a mettersi al riparo rinnovando l’invito all’autosospensione degli indagati. “Nel Movimento chi sbaglia va via, senza sconti” avvertono tuttavia i 5 Stelle che aspettano ancora due soli giorni: poi una volta nominati i probiviri, che possono decidere sospensioni cautelari, procederanno d’ufficio. Ma il Pd attacca: “la grillopoli si estende a macchia d’olio”.
Ci sono quattro indagati nell’inchiesta sulle presunte irregolarità per la raccolta firme del Movimento 5 Stelle per le Regionali del 2014 in Emilia-Romagna. Il reato ipotizzato è la violazione della legge elettorale. L’indagine della Procura di Bologna è partita un mese fa dopo aver ricevuto dai carabinieri di Vergato un fascicolo contenente un’indagine durata due anni, iniziata a seguito di un esposto presentato da due ex attivisti del M5S di Monzuno, Stefano Adani e Paolo Pasquino.
Tra i quattro indagati dalla Procura di Bologna nell’inchiesta sulla raccolta firme del M5S per le Regionali in Emilia-Romagna del 2014, c’e’ anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. Ai quattro e’ contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualita’ di ‘certificatore’, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone. Tra le contestazioni, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’e’ quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialita’, oppure in mancanza della qualita’ del pubblico ufficiale.
Al momento sembra dunque che non siano contestate firme false, ma irregolarita’ commesse nella raccolta delle stesse sottoscrizioni, per le liste circoscrizionali dei candidati del Movimento 5 Stelle. L’esposto che diede il via agli accertamenti fu presentato da Paolo Pasquino e Stefano Adani, ex militanti di Monzuno, paese dell’Appennino. La denuncia riguardava anche una sottoscrizione ritenuta irregolare perche’ avvenuta al Circo Massimo di Roma, quindi fuori dal territorio di competenza, durante un raduno M5S, dal 10 al 12 ottobre 2014.
“Dalla parte della gente solo per carpirne le firme? Da Palermo sembra prendere corpo questo nuovo stratagemma. Non solo firme false, ma anche ignari cittadini avrebbero visto usare dai 5 stelle le firme apposte per il referendum sull’acqua per altri scopi. E’ sempre piu’ Grillopoli. Grillo, Di Maio e Di Battista evitano di rispondere e si autoassolvono. Qui non si tratta di episodi, ma di una strategia coordinata, fatta di bugie che ricalca quanto avvenuto a Quarto”. Lo dichiara Ernesto Carbone, segreteria nazionale del PD.
“Sempre piu’ parlamentari coinvolti nella grillopoli delle firme false, non solo Palermo ora anche Bologna. Grillo, Di Maio e Di Battista se ne lavano le mani e stanno zitti dopo aver raccontato la balla che a Palermo si trattava solo di un errore di copiatura, mentre le firme erano false. Cosa diranno su Bologna?”. Lo dichiara Emanuele Fiano, della segreteria Pd, che aggiunge “Intanto non si autosospende nessuno dei parlamentari interessati e i capi si autoassolvono”. “Cosasuccede, il famoso regolamento della Casaleggio associati e’ oramai sparito, lo streaming sepolto, la trasparenza una lingua straniera? O forse quando si tratta di poltrone, di stipendi, di incarichi, tutti i capi grillini fingono di non sapere, di non capire e, ovviamente, se c’erano dormivano?” domanda sarcastico Fiano.