VERTICE A ROMA CON I PM DI NAPOLI CHE INDAGANO SU CONSIP
M5s ritira la mozione contro Luca Lotti alla Camera cosi’ il Senato potra’ discutere e votare il 15 marzo la sfiducia al ministro dello Sport. Il capogruppo Dem al Senato Luigi Zanda esclude che servano anche i voti di Fi per respingere la mozione: ‘verra’ bocciata con i soli voti della maggioranza’. Vertice dei pm di Roma e Napoli sul’interrogatorio di Tiziano Renzi e la decisione di avvalersi della facolta’ di non rispondere di Romeo e Russo. La denuncia dell’imprenditore campano: con la mia esclusione, danni alla Pa per 67 milioni.
Ormai e’ certo. Si discutera’ in Senato, il prossimo 15 marzo, la sfiducia che il Movimento 5 Stelle ha presentato nei confronti del ministro dello sport, Luca Lotti, per la vicenda Consip. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama che, in realta’, a maggioranza, aveva posto una condizione: trovare un accordo con l’altro ramo del Parlamento per stabilire chi se ne sarebbe occupato, visto che una analoga mozione era stata depositata a Montecitorio dai Pentastellati. Ma l’impasse e’ stata subito risolta dallo stesso Movimento, preoccupato di un possibile dilazionarsi dei tempi, con il ritiro del testo Camera, annunciato dal presidente dei deputati a 5 Stelle, Vincenzo Caso. “Non daremo nessun alibi al Pd – ha detto Caso – che si appiglia ad acrobazie regolamentari pur di prendere tempo. In questo modo si potra’ regolarmente votare la sfiducia a Luca Lotti mercoledi’ prossimo senza ulteriori rinvii”. Intanto, sull’affaire Consip e’ ancora ridda di dichiarazioni, nelle quali interviene anche Umberto Bossi: “Mi sembra che questa inchiesta rientri nella crisi finale di Matteo Renzi. Il sistema non vuole il suo ritorno perche’ tutto quello che tocca crolla, diventa negativo. Quello che e’ stato dato a Renzi e’ un segnale politico inequivocabile”, ha detto l’ex leader del Carroccio. Il Movimento 5 Stelle gioca d’attacco anche dal blog di Beppe Grillo: per i pentastellati, Lotti se ne deve andare. La maggioranza, con Alfano e Zanda fa, all’opposto, quadrato. “Sosterremo il ministro e collega Luca Lotti in Parlamento”, dice il titolare della Farenesina. E il capogruppo del Pd a Palazzo Madama e’ certo: la mozione verra’ respinta con i voti della maggioranza. Non voteranno a favore nemmeno i fuoriusciti del Pd, a sentire le dichiarazioni che oggi arrivano da Montecitorio. Dice Davide Zoggia: “Noi di Mdp non voteremo la mozione di sfiducia del M5S per Lotti: giuridicamente non spetta a noi decidere, ma dal punto di vista dell’opportunita’ politica credo che, per mettere in sicurezza il governo, sarebbe appropriato un passo di lato da parte del Ministro dello Sport. Da parte sua, Arturo Scotto annuncia una mozione di censura a Lotti e la richiesta al governo di ritirargli le deleghe.
Posizioni diverse si registrano fra Forza Italia e Lega: il Carroccio, in Senato, e’ favorevole al voto di sfiducia. Non cosi’ il partito di Silvio Berlusconi, contrario, viene riferito, alle mozioni di sfiducia individuali. Conti alla mano, in Senato, sembrerebbe non ci sia alcuna possibilita’ che la mozione passi: la maggioranza regge e questa volta si dovrebbe ulteriormente allargare, visto che anche i Conservatori e Riformisti, in tutto 9, sono contro le sfiducie singole. Sulla carta, su 320 senatori, i favorevoli alla sfiducia, al momento, sono i 12 senatori della Lega, i 35 del Movimento 5 Stelle e gli esponenti di Sinistra che siedono nel gruppo misto. Se anche nelle altre formazioni politiche dovesse esserci qualche voce di dissenso rispetto alle posizioni dei rispettivi gruppi di appartenza, comunque il risultato finale non dovrebbe riservare sorprese.
Strategie e prossime tappe delle reciproche inchieste Consip sono stati al centro di un incontro tra i pm di Roma e Napoli tenutosi nella capitale. Il procuratore aggiunto di piazzale Clodio Paolo Ielo ed il sostituto Mario Palazzi si sono incontrati con il collega partenopeo John Henry Woodcock. Oggetto del vertice, tra l’altro, approfondimenti inerenti l’interrogatorio di Tiziano Renzi, indagato per traffico di influenze, la decisione di Alfredo Romeo e Carlo Russo di non rispondere agli inquirenti e le presunte operazioni finanziarie sospette (100 milioni di euro trasferiti in Inghilterra) attribuite all’imprenditore napoletano. Probabilmente, durante il faccia a faccia, si e’ fatto riferimento anche alle conseguenze provocate dalla fuga di notizie sul contenuto di alcuni atti ed informative oggetto pure di omissis. Intanto emerge che nell’esposto dell’aprile scorso con il quale la Romeo Gestione si rivolse a Consip e, per conoscenza all’Anac e all’Antitrust, si sottolineava come l’esclusione delle societa’ del gruppo Romeo e di un’altra azienda da alcuni appalti abbia “prodotto un danno, in termini di minor risparmio possibile per la pubblica amministrazione pari a circa 67 milioni di euro”. In quell’occasione Romeo chiedeva di accertare “se sia configurabile un ‘cartello permanente’ di controllo del mercato, composto da un ristrettissimo numero di soggetti imprenditoriali (Mondocooperativo, Gruppo Sti e pochi altri), capace di condizionare in modo determinante in proprio favore le aggiudicazioni dei piu’ grandi appalti pubblici di settore grazie ad una accurata, ben pianificata e coordinata regia di partecipazione alle gare, di strumentali desistenze e di gestione del contenzioso, che risulterebbe estranea ad ogni corretta regola di concorrenzialita’”. Intanto e’ attesa entro il fine settimana la decisione del gip Gaspare Sturzo sulla richiesta di scarcerazione fatta dai difensori di Alfredo Romeo, tuttora detenuto a Regina Coeli con l’accusa di corruzione nell’ambito del filone romano dell’inchiesta. Gli avvocati hanno motivato l’iniziativa ritenendo che siano state violate alcune norme del codice di procedura penale in relazione all’assunzione delle prove. La procura di Roma dovrebbe depositare domani il proprio parere sulla richiesta, ma appare scontato che sia negativo.