All’indomani del terremoto politico innescato dal referendum e dalle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, via Arenula ridisegna i suoi assetti. In un clima definito “sereno e produttivo” dalle fonti interne, il Ministro Carlo Nordio ha proceduto alla redistribuzione delle deleghe vacanti, segnando l’inizio di una nuova fase tecnica e politica.
Il rimpasto interno vede un rafforzamento dei sottosegretari in carica, in attesa di un’eventuale nuova nomina in quota Fratelli d’Italia (resta in pole il nome di Sara Kelany):
- Andrea Ostellari (Lega): Assume le pesanti deleghe al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e alla Polizia Penitenziaria.
- Francesco Paolo Sisto (FI): Ottiene la delega al Dipartimento informatico tecnologico (DIP) e alla magistratura onoraria.
- Nicola Selvaggi: È il nuovo Capo dell’Ufficio Legislativo. Per la prima volta il ruolo non va a un magistrato ma a un accademico (ordinario di Diritto Penale), scelta che punta a marcare una discontinuità col passato. Succede ad Antonio Mura, promosso a Capo di Gabinetto al posto della Bartolozzi.
IL CASO BARTOLOZZI E LO SCONTRO CON LA PROCURA Mentre il ministero si riorganizza, il fronte giudiziario si sposta in Aula. L’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha proposto di sollevare un conflitto di attribuzione contro la Procura di Roma per proteggere l’ex capo di gabinetto Bartolozzi. L’ex magistrata è accusata di aver fornito informazioni “mendaci” ai pm sulla vicenda Almasri (il generale libico rimpatriato con un volo dei servizi). Sebbene il tribunale dei ministri avesse già “scudato” Mantovano, Nordio e Piantedosi, la Procura è pronta a chiedere il rinvio a giudizio per la Bartolozzi. Il voto della prossima settimana in Aula deciderà se attivare lo scudo parlamentare anche per lei.
Non si placa però l’attacco delle opposizioni. Debora Serracchiani (Pd) ha chiesto un’informativa urgente a Nordio sulla permanenza ai vertici del Dap di Ernesto Napolillo e Lina Di Domenico. La loro colpa, secondo il Pd, sarebbe la partecipazione a una cena nello stesso ristorante (finito in un’inchiesta sui clan Senese) a cui sedevano Delmastro e Bartolozzi. Dal Governo la replica è netta: “Semplici polemiche, non sapevano nulla del locale e non c’è alcun dolo”.