IL PARLAMENTO DICE SI’ AGLI AIUTI INTERNAZIONALI MA I MILITARI LI BLOCCANO AL CONFINE
Guaido’: senza aiuti a rischio la vita di 300 mila persone. Intanto l’Onu esprime sostegno alla riunione del Gruppo di contatto in programma domani a Montevideo, in Uruguay.
Le forze militari venezuelane hanno bloccato ieri sera con un camion cisterna un ponte alla frontiera con la Colombia, per impedire l’ingresso nel paese di aiuti umanitari. Lo denuncia, secondo quanto riporta la stampa colombiana, Franklyn Duarte, deputato dell’opposizione nello stato venezuelano di Tachira. Si tratta del ponte di Tienditas, che collega la citta’ colombiana di Cucuta a quella venezuelana di Urena. Secondo quanto denunciato dal deputato “effettivi delle forze armate hanno bloccato il passaggio”. Nel frattempo, riferisce il sito di informazione locale “La Opinion”, proseguono le operazioni di logistica alla frontiera tra i due paesi per preparare l’invio di aiuti umanitari a Caracas.
Il presidente ad interim inviera’ una sua delegazione in Italia. Juan Guaido’ ha scritto a Luigi Di Maio per chiedergli formalmente un incontro. Nella lettera inviata al vicepremier, si apprende da fonti di governo, Guaido’ ha chiesto la “disponibilita’ ad un incontro a Roma nel piu’ breve tempo possibile con la nostra delegazione, finalizzato ad uno scambio di opinioni sulla decisiva transizione che sta vivendo il Venezuela”.
Juan Guaido’ ha chiesto un incontro anche al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo riferisce il Viminale, rendendo nota la missiva inviata dal presidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela al titolare del Viminale. Nella lettera si legge: “Illustre vicepresidente del Consiglio dei ministri, senatore Matteo Salvini, desidero innanzitutto esprimerle i piu’ profondi sentimenti di riconoscenza per la costante vicinanza dimostrata al nostro amato Venezuela e rinnovarle gli auspici di massima e proficua collaborazione a nome del popolo venezuelano. Il complesso periodo storico che il Venezuela sta attraversando – si legge ancora -, pone ciascuno di noi dinanzi a grandi speranze che leggiamo negli occhi dei nostri concittadini. Cio’ comporta grandi responsabilita’ sia al cospetto della nostra patria, sia nei confronti della Comunita’ internazionale tutta. Per tali ragioni, e avendo a mente gli indissolubili legami che uniscono il Venezuela e la Repubblica italiana, credo sia importante e utile inviare in Italia una delegazione ufficiale, guidata dal presidente della commissione Esteri dell’Assemblea nazionale Francisco Sucre e dal nostro Rappresentante europeo per gli Aiuti umanitari Rodrigo Diamanti, con la finalita’ di illustrarle il piano di azione per il ripristino della democrazia in Venezuela mediante l’indizione di elezioni libere e trasparenti e risolvere l’attuale crisi umanitaria che sta colpendo tutti i venezuelani e piu’ di 100 mila italiani che vivono in Venezuela”.
Nicolas Maduro ha escluso che in Venezuela si tengano elezioni presidenziali anticipate. Le uniche all’orizzonte, ha fatto sapere, sono le legislative del 2020. La Russia continua a sostenere il dialogo con l’opposizione. Dall’Italia Salvini attacca: “Maduro è un fuorilegge. Spero in elezioni libere e democratiche il prima possibile”. Il M5s se la prende con le opposizioni italiane che criticano “il supplemento di prudenza che il governo si vuole garantire”.
“Maduro è fuorilegge, affama, incarcera e tortura il suo popolo”, dice il segretario federale del Carroccio e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che pur sperando “in elezioni libere e democratiche” si augura che avvengano “prima possibile” anche per il bene degli italiani a Caracas.
Ormai manca solo Roma per riconoscere a pieno la presidenza pro tempore di Juan Guaido. Palazzo Chigi, però, non si smuove di un millimetro dalle sue posizioni, che ricalcano quelle espresse da Uruguay e buona parte degli altri Paesi sudamericani: deciderà il popolo. Salvini, però, prova a forzare il muro: “C’è un presidente illegale che tortura, arresta, affama, massacra, e c’è una comunità che ha diritto di votare liberamente. Io penso soprattutto al milione di italiani o discendenti di italiani che aspetta libertà”.
“Quello che sta accadendo è di una gravità straordinaria”, sostiene Silvio Berlusconi. Per il leader di Forza Italia “non solo siamo l’unico tra i grandi Paesi europei a non aver preso posizione per la democrazia in Venezuela, ma con l’atteggiamento del governo abbiamo impedito all’Europa di parlare con una voce sola”. In pratica, sentenzia il Cav, “abbiamo offerto una sponda a Maduro, che ha ridotto alla fame il suo Paese”.
Intanto la lettera che Maduro ha inviato a Bergoglio è nelle mani del Papa. Il presidente del Venezuela gli ha chiesto aiuto per facilitare il dialogo.
L’assemblea nazionale venezuelana ha approvato la legge dello statuto che disciplina la transizione verso la democrazia e il ripristino della validità della Costituzione. Con tale legge, dice l’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò, “gettiamo le basi per governare la transizione democratica una volta cessata l’usurpazione” di Nicolas Maduro. La ‘road map’ più volte illustrata da Guaidó negli ultimi giorni prevede 3 punti: la fine del regime di Maduro, la formazione di un governo di transizione e la convocazione di nuove elezioni presidenziali.
Anche da Jean Guaido’ arriva un appello al Papa. ‘Faccio un appello affinche’ tutti quelli che possono aiutarci, come il Santo Padre, possano collaborare per la fine dell’usurpazione, per un governo di transizione, e a portare a elezioni veramente libere in Venezuela, al piu’ presto’, ha detto in un’intervista esclusiva a Sky Tg24