Si muove la diplomazia internazionale nel tentativo di fermare l’incendio che divampa in Medio Oriente. Sotto la fortissima pressione della Casa Bianca, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accettato di avviare negoziati diretti con il Libano, pur ribadendo che l’offensiva contro Hezbollah non subirà rallentamenti. “Nessuna tregua con i terroristi”, ha tuonato il leader israeliano, mentre lo scacchiere regionale resta in bilico tra la speranza di un accordo a Islamabad e il fragore delle bombe su Beirut.
Donald Trump ha chiesto esplicitamente all’alleato israeliano di mantenere un “profilo basso” per non far saltare i fragili equilibri raggiunti. Sebbene Netanyahu abbia accettato di inviare una delegazione a Washington la prossima settimana, il messaggio interno resta di fermezza assoluta: l’obiettivo è il disarmo forzato della milizia sciita. Intanto, il bilancio delle vittime in Libano si aggrava, superando i 300 morti dopo i raid di mercoledì, scatenando le dure condanne di Mosca, Ankara e della Santa Sede.
VERSO IL SUMMIT DI ISLAMABAD: TRUMP CREDE NELL’ACCORDO
Il cuore della diplomazia batte in Pakistan, dove il vice-presidente JD Vance guiderà la delegazione americana nei colloqui con Teheran. Trump si è detto convinto che “un accordo storico è a portata di mano”, ma ha avvertito che le truppe USA non lasceranno l’area finché non ci sarà una firma vincolante. In caso di fallimento, la minaccia del tycoon è netta: “Scontri a fuoco mai visti prima”.
Dall’altra parte, la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha dettato le condizioni per la pace a 40 giorni dalla morte del padre Ali: risarcimento dei danni bellici e una nuova gestione dello Stretto di Hormuz, punti che la Casa Bianca giudica critici ma non insuperabili.
HORMUZ RIAPRE A SINGHIOZZO, L’ALLARME DI MATTARELLA
Un segnale di distensione arriva dallo Stretto di Hormuz: dopo giorni di blocco totale, l’Iran ha permesso il transito della prima petroliera internazionale diretta in India. Teheran ha però imposto un tetto rigido: non più di 15 navi al giorno.
Sulla crisi è intervenuto da Praga anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Descrivendo un Libano “sotto una tempesta di bombardamenti devastanti”, il Capo dello Stato ha rilanciato con forza il tema della difesa comune: “Un’esigenza ormai indifferibile per l’Europa”. In questo clima di estrema tensione, il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso lunedì a Beirut per portare la solidarietà dell’Italia e verificare le condizioni di sicurezza nell’area.