Un’ora di informativa alla Camera per tracciare la rotta e blindare la stabilità del governo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è presentata a Montecitorio con un messaggio netto: nessuna crisi all’orizzonte, nessun rimpasto e nessuna “fase due”. Il mandato ricevuto dagli elettori, ha ribadito con forza, verrà portato a termine fino all’ultimo giorno della legislatura. Poi la replica al Senato.
STABILITÀ E RIFORME: IL MURO CONTRO I “GIOCHI DI PALAZZO”
La premier ha aperto il suo intervento commentando l’esito del referendum sulla giustizia, definendolo un’occasione persa pur nel pieno rispetto del voto popolare. Subito dopo, ha stroncato le indiscrezioni su possibili rimpasti: “Non c’è alcuna ripartenza da fare perché il governo non si è mai fermato. Governeremo cinque anni come ci siamo impegnati a fare”. Meloni ha poi annunciato che per il 1° maggio il Consiglio dei Ministri varerà un ambizioso Piano Casa strutturale, che punta a rendere disponibili 100mila alloggi popolari e a canone calmierato nell’arco di un decennio.
SCENARIO INTERNAZIONALE E CRISI IRANIANA
Ampio spazio è stato dedicato alla politica estera, con un focus sul conflitto in Iran iniziato lo scorso febbraio. Meloni ha espresso un cauto ottimismo per il temporaneo cessate il fuoco mediato dal Pakistan, pur avvertendo che il mondo è stato “a un passo dal punto di non ritorno”. La premier ha chiesto il ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz per evitare conseguenze economiche “imponderabili” legate a possibili dazi iraniani.
In caso di un nuovo aggravamento della crisi, la proposta italiana è drastica: sospendere temporaneamente il Patto di Stabilità europeo, sulla falsariga di quanto fatto durante la pandemia. Sul piano delle alleanze, ha rivendicato la storica collocazione atlantica dell’Italia: “Siamo testardamente occidentali”, ha dichiarato, parodiando lo slogan di Elly Schlein per ribadire la solidità del legame tra Europa e Stati Uniti.
SCONTRO CON LE OPPOSIZIONI E DOSSIER ANTIMAFIA
Il clima in aula si è scaldato durante il confronto con le opposizioni. Meloni ha respinto le accuse di subalternità a Trump e ha risposto con sarcasmo ai dubbi sollevati sui ritardi del governo: “Vi vedo nervosi, colleghi”, ha punzecchiato rivolgendosi ai banchi della minoranza.
Il momento di massima tensione si è registrato sul tema della legalità. La premier ha rispedito al mittente i sospetti di infiltrazioni della criminalità in Fratelli d’Italia: “Non accetto lezioni di antimafia da chi usa il fango contro di me citando mio padre, che non vedo da quando avevo undici anni ed è morto”. Ha quindi rilanciato, chiedendo alla Commissione Antimafia di indagare su tutti i tentativi di infiltrazione nei partiti, incluso il proprio, e confermando la volontà di procedere con la legge per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi.
CARO CARBURANTI E SPECULAZIONI
Sul fronte interno, la presidente ha confermato il rifinanziamento del taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio, riservandosi di rimodulare la misura in base all’andamento dei negoziati di pace. Resta alta la guardia contro le speculazioni: il governo si è detto pronto a intervenire nuovamente sugli extraprofitti delle società energetiche se i prezzi dovessero tornare a salire senza giustificazione di mercato.
Usa quasi le stesse parole al Senato, la premier Meloni. Una replica che conferma quanto detto nell’aula di Montecitorio. A palazzo Madama non c’è Daniela Santanché. Le era stato chiesto di fare un passo indietro, come a Delmastro. Scelte che non sono state “semplici, né indolori” ma – sottolinea Meloni -“abbiamo anteposto di nuovo l’interesse della nazione a quella del partito”.