La Premier Giorgia Meloni ha reagito con estrema durezza alle anticipazioni giornalistiche che ipotizzano legami tra esponenti del suo partito e Gioacchino Amico, figura di spicco del clan Senese, ora collaboratore di giustizia. L’inchiesta punta il dito su un selfie della Premier con Amico e su presunte infiltrazioni malavitose nei circoli milanesi di FdI.
Meloni ha affidato ai social una difesa accorata e muscolare: “In decenni di impegno politico esistono decine di migliaia di selfie con chiunque. È fango nel ventilatore”. La Premier ha definito “pirotecnico” e “squallido” il collegamento con le vicende giudiziarie di suo padre, ricordando di aver interrotto ogni rapporto con lui all’età di 11 anni. Mentre altri liberavano i boss per il Covid, noi li teniamo al carcere duro (41-bis) che abbiamo salvato dallo smantellamento. Il mio impegno è cristallino”.
L’OFFENSIVA DELLE OPPOSIZIONI: “BASTA VITTIMISMO, CHIARIRE LE INFILTRAZIONI”
Le opposizioni non accettano la tesi del “selfie casuale” e chiedono risposte su un quadro che definiscono inquietante. Giuseppe Conte (M5S): “Basta rifugiarti nel vittimismo, Giorgia. Chiarisci i rapporti degli esponenti del clan Senese e dei loro prestanome con il tuo partito. Non ci girare intorno”. Il M5S sottolinea come Amico frequentasse ambienti di FdI a Milano, avesse ottenuto una tessera e avesse libero accesso ai palazzi della politica.
PD e AVS: Pierfrancesco Majorino (PD) ha chiesto la convocazione d’urgenza della Commissione Antimafia in Regione Lombardia, mentre Nicola Fratoianni (AVS) sottolinea la “troppa facilità di relazione” tra alti esponenti di FdI e personaggi della malavita: “Meloni dovrebbe ringraziare i giornalisti, non attaccarli”.
IL GIALLO DEL TESSERINO ALLA CAMERA
Uno dei punti più caldi dell’inchiesta riguarda il presunto accesso facilitato di Gioacchino Amico a Montecitorio.
- La smentita della Camera: L’amministrazione di Montecitorio ha emesso una nota ufficiale precisando che “non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente” a nome di Amico.
- L’accusa del M5S: I pentastellati insistono sul fatto che Amico entrasse con accrediti che gli permettevano di “saltare i controlli”, incontrando parlamentari a pochi passi dal Senato.