Il giorno dell’informativa di Giorgia Meloni trasforma il Parlamento in un anticipato terreno di scontro elettorale. Da un lato, la maggioranza rivendica compattezza e determinazione nel proseguire il mandato fino alla scadenza naturale; dall’altro, le opposizioni unite dal “no” referendario accusano la premier di vivere in una “realtà mitologica” e di aver ignorato il segnale arrivato dalle urne.
Il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, ha aperto il dibattito post-informativa respingendo l’immagine di una premier in difficoltà. “Chi ci pensava all’angolo è rimasto deluso”, ha dichiarato, ammettendo la sconfitta referendaria ma rivendicandola come un atto di coerenza rispetto agli impegni elettorali. Sulla stessa linea la Lega, con Riccardo Molinari che ha sottolineato i successi economici, come il calo dello spread e l’uscita dalla procedura d’infrazione Ue, ribadendo la piena collaborazione del Carroccio nonostante le tensioni internazionali.
In casa Forza Italia, la giornata ha segnato anche un passaggio di testimone interno: Paolo Barelli ha tenuto il suo ultimo intervento da capogruppo prima della nomina a sottosegretario allo Sviluppo, cedendo la guida dei deputati azzurri a Enrico Costa nell’ambito del rinnovamento chiesto dalla famiglia Berlusconi.
SCHLEIN E CONTE: “REALTÀ DISTANTE DAL PAESE”
Durissimo l’attacco di Elly Schlein. La segretaria del PD ha accusato il governo di aver sprecato quattro anni di maggioranza schiacciante senza produrre riforme reali per i cittadini. “Vi mando una cartolina dal paese reale: negli ultimi quattro anni gli stipendi sono calati del 9%”, ha sferzato Schlein, bocciando anche le misure sulle accise, definite “una presa in giro mangiata dagli aumenti”. La leader dem ha poi delineato i pilastri dell’alternativa: salario minimo, sanità pubblica e un piano contro il dissesto idrogeologico.
Non meno critico Giuseppe Conte. Il leader del M5S ha descritto il discorso di Meloni come “mitologico”, accusandola di “faccia tosta” per i record di pressione fiscale e il calo della produzione industriale. Sul fronte internazionale, Conte ha parlato di “ignobile subalternità” a Donald Trump e di complicità silenziosa verso Netanyahu, invitando la premier a “scegliere la Costituzione” anziché Orban.
LE CRITICHE DEL CENTRO E DI AVS: “UN DISCORSO DA CAMPAGNA ELETTORALE”
Nicola Fratoianni (AVS) e Angelo Bonelli hanno letto nell’intervento della premier i segnali del “declino”, accusandola di fare vittimismo sulle questioni di mafia e di aver minimizzato i 15 milioni di voti contrari al referendum sulla giustizia. Per Maria Elena Boschi (Italia Viva), la premier “scappa dal confronto” e ha perso definitivamente la narrazione di “figlia del popolo” per rifugiarsi nei palazzi.
Dalle file di Azione, Matteo Richetti ha invece lanciato un appello per “liberare” il Parlamento dall’ostaggio del populismo, criticando sia il governo che l’asse PD-M5S e chiedendo a Meloni di assumere un ruolo più autorevole in Europa, lontano dalle posizioni dell’ungherese Orban.
TENSIONI IN AULA: IL CASO SASSO
Non sono mancati momenti di nervosismo. Durante l’intervento di Schlein sull’educazione sessuale e il supporto psicologico nelle scuole, il deputato Rossano Sasso (passato dalla Lega al nuovo partito “vannacciano”) ha abbandonato polemicamente l’area dei monitor sbraitando contro le priorità dell’opposizione: “Il mondo è in fiamme e questa parla di educazione sessuale”.
Se alla Camera il dibattito è stato segnato dal duello Schlein-Conte, è al Senato che Matteo Renzi alza i toni, lanciando un avvertimento diretto a Palazzo Chigi. Il leader di Italia Viva ha definito l’attuale esecutivo un “governo Vinavil”, accusandolo di essere incollato alle poltrone ma privo di una visione di lungo periodo.
Secondo Renzi, l’unica strategia di sopravvivenza per la maggioranza risiede nella frammentazione delle forze di minoranza. “Avete una sola possibilità per restare in piedi: far dividere l’opposizione”, ha incalzato l’ex premier, richiamando con forza il segnale arrivato dal recente referendum sulla giustizia. “Quel ‘no’ rimbomba ancora e vi porterà a fare le valigie entro il 2027. La vostra data di scadenza è chiara, tra poco tocca a noi”.
Nel suo intervento, Renzi non ha risparmiato stoccate al Ministro dell’Interno Piantedosi, citando ironicamente il “problema Conte” (con riferimento al calciatore omonimo coinvolto in recenti cronache) per sottolineare le difficoltà del Viminale.
Nonostante l’appello di Renzi all’unità, il “fronte dell’alternativa” mostra già le prime crepe. Carlo Calenda ha infatti gelato gli entusiasmi del collega, dichiarando apertamente che il cosiddetto campo largo “non è ancora pronto per governare”.
Il leader di Azione ha scelto una linea più morbida e istituzionale, ribadendo la propria disponibilità a un dialogo costruttivo con il governo Meloni, a patto che il confronto avvenga “senza risse” e sui contenuti. Una posizione che è stata immediatamente raccolta e gradita dalla Presidente del Consiglio, che ha ringraziato pubblicamente Calenda per l’approccio pragmatico.
La giornata parlamentare conferma dunque un paradosso: mentre la maggioranza blinda la legislatura invocando la stabilità, le opposizioni si trovano divise tra chi, come Renzi e Schlein, preme per lo scontro frontale e chi, come Calenda, cerca uno spazio di manovra autonomo. La sfida per la leadership della coalizione anti-Meloni resta aperta, mentre il governo punta a superare l’onda d’urto del voto referendario facendo leva sulle proprie riforme.