L’economia italiana è cresciuta negli ultimi dieci anni, ma il futuro dei conti pubblici resta appeso a un filo. È il monito lanciato dall’OCSE nel rapporto sulla crescita e la competitività pubblicato oggi, 9 aprile 2026. Nonostante il calo della disoccupazione e l’aumento degli investimenti, l’organizzazione parigina avverte: le nuove sfide globali rischiano di far saltare i piani di risanamento del debito.
Secondo gli analisti dell’OCSE, nei prossimi anni il bilancio dello Stato sarà sottoposto a una pressione senza precedenti. Tre i fronti caldi: l’aumento delle spese per la difesa, i costi legati all’invecchiamento della popolazione (pensioni e sanità) e gli investimenti necessari per contrastare il cambiamento climatico. In un contesto in cui il fabbisogno di investimenti pubblici resterà elevato, ridurre il debito diventerà un’operazione “estremamente complessa”.
IL PESO DEL DEBITO E L’OMBRA DEI CREDITI D’IMPOSTA
L’Italia continua a detenere uno dei rapporti debito/PIL più alti dell’area OCSE, vicino alla soglia psicologica del 150% (137% secondo i parametri di Maastricht). “Questo scenario ha contribuito ad ampliare lo spread e ad aumentare i costi di finanziamento per le imprese”, si legge nel rapporto. L’organizzazione sottolinea inoltre come la “generosità” dei crediti d’imposta concessi negli ultimi anni abbia pesantemente aggravato i conti pubblici, pur prevedendo una lenta discesa del debito una volta che gli effetti di queste misure si saranno esauriti.
LE RICETTE PER LA CRESCITA: DONNE, GIOVANI E DIGITALIZZAZIONE
Per invertire la rotta, l’OCSE indica una strategia basata su riforme strutturali e rigore fiscale:
- Lotta all’evasione: Ampliare la base imponibile, ridurre le spese fiscali e potenziare l’efficienza dei pagamenti digitali.
- Revisione della spesa: Rendere la spending review più ambiziosa, con obiettivi di risparmio certi e strutturali.
- Lavoro e Produttività: Abbattere gli ostacoli che ancora limitano la partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro e investire in ricerca e innovazione per stimolare il settore privato.
IL NODO DELLE RENDITE CATASTALI
Tra le raccomandazioni più dirette, l’OCSE suggerisce di aggiornare i criteri di calcolo delle imposte sulla proprietà, un tema politicamente sensibile che tocca il catasto, ritenuto necessario per garantire una maggiore equità e migliorare le entrate senza colpire i fattori produttivi.
Nonostante le sfide, l’organizzazione riconosce all’Italia un miglioramento delle performance economiche pro capite rispetto alla crisi del 2010, ma avverte che senza un’accelerazione sulle competenze e sugli anticorpi contro l’invecchiamento demografico, il cammino della crescita resterà in salita.