PECHINO CRITICA, ‘SOVRASTIMA DIFFICOLTA’, SOTTOSTIMA RIFORME’
Moody’s taglia ad ‘A1’ da ‘Aa3’ il rating della Cina, a causa dei timori sul rallentamento della crescita e sull’aumento del debito governativo proiettato verso il 40% del Pil per il 2018. L’agenzia di valutazione modifica inoltre l’outlook da ‘negativo’ a ‘stabile’. Critiche al taglio del rating, la prima bocciatura in oltre 25 anni, arrivano da Pechino, che lo ritiene basato su un approccio dei giudizi sbagliato. In sostanza, secondo il giudizio cinese esso ‘sovrastima le difficolta’ dell’ economia e sottostima le riforme strutturali’.
La Cina reagisce alla decisione di Moody’s che stamattina ha tagliato il rating sul debito pubblico da Aa3 a A1. Si tratta del primo declassamento del debito cinese dal 1989 da parte di Moody’s. Ma Pechino non ci sta tanto che il Ministero della finanze, con una nota, definisce la metodologia di Moody’s “inappropriata” basata su un “approccio prociclico” che analizza il paese da “prospettive sbagliate” assumendo “una rapida crescita del debito pubblico”. Allo stesso tempo, sempre per il Ministero della finanza, l’agenzia di rating “sottostima le capacità del governo di promuovere politiche dell’offerta e riforme strutturali”. Nella sua decisione Moody’s ha esplicitamente parlata di rischi derivanti da “un debito pubblico crescente in presenza di un rallentamento della crescita economica”.