Un operaio di 24 anni e’ morto stamattina schiacciato da un nastro trasportatore mentre lavorava nello stabilimento dell’Ilva di Taranto. E’ la quarta vittima dall’inizio della gestione commissariale. I sindacati hanno proclamato lo sciopero. ‘Ogni morte sul lavoro e’ una ferita per l’Italia e una perdita irreparabile per l’intera societa’. Non e’ ammissibile che non vengano adeguatamente assicurate garanzie e cautele per lo svolgimento sicuro del lavoro’, e’ lo sdegno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. ‘La rabbia della Puglia e’ incontenibile’, dice il presidente Emiliano.
Si è verificato stamane “un altro incidente mortale sul lavoro in Ilva. Si chiamava Giacomo, stava pulendo un nastro trasportatore del materiale, ma il tamburo su cui si muove il nastro non era stato adeguatamente imbragato e Giacomo è rimasto schiacciato tra il tamburo e il nastro. Lavorava per la ditta d’appalto Steel Service Srl e aveva solo 25 anni, classe 1991″. Lo comunica il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli.”L’ultimo incidente mortale – prosegue – si era verificato a novembre dell’anno scorso, quando un altro operaio, Cosimo, era rimasto schiacciato da un tubo: non è passato neanche un anno e si è verificato di nuovo, un’altra morte innocente e un’altra famiglia distrutta. E’ assurdo, inaccettabile morire di lavoro nel 2016. Da anni come FIM sosteniamo che salute e sicurezza sono la precondizione essenziale del lavoro in Ilva e ci stiamo impegnando ogni giorno con i nostri rappresentanti alla sicurezza per raccogliere segnalazioni dai lavoratori su impianti non sicuri e intervenire subito. Non facciamo e non faremo sconti su questo”.
“Ilva – aggiunge – deve fare di più: a partire dalla prevenzione e dalla verifica costante e continua della sicurezza in ogni area dello stabilimento. La nostra denuncia di fronte a questa ennesima tragedia è durissima: tutta la Fim si stringe intorno alla famiglia di Giacomo. A loro diciamo che chiederemo giustizia, che siano accertate tutte le responsabilità e poste le condizioni perché non si possa ancora oggi morire di lavoro in questo modo assurdo. Una ragione in più per superare al più presto la gestione commissariale e riprendere con maggiore rigore il Piano Ambientale, le procedure di sicurezza e la manutenzione costante degli impianti”.
“Ogni morte sul lavoro costituisce una ferita per l’Italia e una perdita irreparabile per l’intera società”, ha tuonato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottolineando che “non è ammissibile che non vengano adeguatamente assicurate garanzie e cautele per lo svolgimento sicuro del lavoro”. Così, in una nota del Quirinale, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, appresa la triste notizia degli incidenti sul lavoro che hanno provocato, a Taranto e a Roma, la morte di due operai.
La morte di due operai nel giro di poche ore e’ un fatto grave e inaccettabile che non puo’ trovare giustificazioni. La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorita’ per il nostro Paese”. Cosi’ la Cgil in una nota dopo che due operai hanno perso la vita, all’Ilva di Taranto e in un deposito di rimessaggio di treni dell’Atac di Roma. “Episodi che si sono verificati – sottolinea il sindacato – a distanza di soli due giorni dalla morte di un altro operaio a Piacenza”. La Cgil esprime “cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime e ai loro colleghi di lavoro” e “chiede alle autorita’ competenti di fare presto chiarezza su quanto si e’ verificato per accertare tutte le responsabilita’”. “In ogni caso – conclude il sindacato di Corso d’Italia – non si puo’ e non si deve morire di lavoro. Un operaio che muore sul luogo di lavoro rappresenta sempre una sconfitta per tutto il Paese. Per questo il tema delle condizioni di lavoro, della sicurezza e della salute e prevenzione devono tornare al centro dell’agenda politica nazionale”.
Giacomo Campo, 25 anni, rimasto vittima del mortale infortunio sul lavoro all’Ilva di Taranto, viveva a Roccaforzata, ad una decina di chilometri dal capoluogo, ed era dipendente dell’impresa appaltatrice Steel Service del gruppo Trombini che da anni, gia’ con la gestione Riva, opera nel siderurgico. Secondo una ricostruzione fatta oggi dai sindacati metalmeccanici a margine dell’incontro avuto in Prefettura col viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, la Steel Service era stata allertata in nottata dall’Ilva perche’ il nastro trasportatore che dalla stock house, un vero e proprio deposito, alimenta l’altoforno con i materiali necessari alla produzione della ghisa, si era bloccato a causa di un taglio longitudinale. La Steel Service ha quindi allertato subito i suoi operai e Campo, insieme agli altri colleghi di lavoro – ricostruiscono ancora i sindacati -, gia’ intorno alle 5 di oggi era nel siderurgico. Gli operai si sono messi al lavoro per consentire la ripartenza del nastro, pero’, osservano i sindacati, l’intervento e’ stato avviato senza attendere l’arrivo di una gru – questa e’ infatti la procedura seguita in casi del genere, puntualizzano sempre i sindacati – che avrebbe dovuto sollevare il contrappeso del nastro ed evitare che lo stesso potesse avere un movimento autonomo anche se l’impianto non era alimentato dall’elettricita’ perche’ gia’ disattivata.
Un’altra persona è morta in un incidente sul lavoro avvenuto in serata nell’agriturismo “Zollia” a Trieste, in località Samatorza, nella zona del Carso, a ridosso del confine con la Slovenia. In tutto, nella giornata di ieri, sono tre le persone che hanno perso la vita su luoghi di lavoro.