“Ho visto passare il camion a un solo metro da me mentre travolgeva tutto come fossero birilli: uomini, donne, bambini, bancarelle: sembrava un incubo, non riuscivo a muovermi”. E’ uno dei passaggi della testimonianza resa all’ANSA da Maurizio Ventura, 60 anni, pensionato milanese che da due anni vive a Nizza. Maurizio, come tante migliaia di persone, nel momento dell’attacco del camion, era sul lungomare di Nizza e aveva appena assistito allo spettacolo dei fuochi pirotecnici che chiudevano la festa Nazionale francese del 14 luglio. Per rispondere a un messaggino della compagna si e’ seduto su una delle tipiche panchine blu della promenade e da li’ ha assistito all’incredibile. “Il camion sembrava che barcollasse, ma lo faceva per colpire quanta piu’ gente poteva. Dopo il suo passaggio ho visto per terra un bimbo morto accanto al padre disperato che lo accarezzava mentre con l’altra mano reggeva una carrozzina, una signora senza una gamba, un uomo senza un piede, sentivo grida, urla, disperazione. Sono rimasto impietrito, immobile, poi a un certo punto e’ stato come se il silenzio mi avvolgesse”. “La polizia e’ stata molto superficiale perche’ non ha bloccato al traffico come doveva la zona pedonale – continua Maurizio -. Per un’ora, poi non sono arrivati soccorsi, ne’ ambulanze ne elicotteri. Anche i militari sono arrivati un’ora dopo”.
“Ho un ristorante qui a duecento metri da dove è successo tutto. La calca era enorme, ho visto gente con tanta paura, tanta gente che correva e urlava da ogni lato. Si sono sentiti spari e urla. Un centinaio di persone si è nascosto nel nostro ristorante. Si sono nascosti in ogni dove, avevo gente che hanno riempito la cucina, tanti bambini che urlavano. Io e il mio socio con l’ultima quindicina di clienti siamo usciti alle tre del mattino. All’inizio non abbiamo capito nulla, non avevamo capito che fosse terrorismo”. E’ la testimonianza portata da Thomas Russo, ristoratore italiano che ha un locale a Nizza, nei pressi del punto in cui ieri sera è avvenuta la strage.
“Con la mia famiglia ero sul terrazzo, avevamo appena visto i fuochi e avevo appena fatto un video da inviare a mio fratello per fargli vedere la fiumana di gente che c’era. Davvero tanta una folla”. Inizia così il racconto di Gian Mattia D’Alberto, fotografo di LaPresse, uno dei primi ad accorgersi di quanto stava succedendo a Nizza ieri sera. Il fotografo è in vacanza con la famiglia e alloggia in una casa sulla Promenade des Anglais. Ora è barricato in casa, la polizia non consente a nessuno di uscire, nemmeno a piedi. “Erano passati al massimo 10 minuti da quando sono finiti i fuochi, c’era trambusto. Da casa mia – racconta Gian Mattia – si vede quasi tutta la Promenade. All’improvviso ho visto un camion che andava verso la gente. All’inizio ho pensato che il mezzo fosse arrivato a troppa velocità e che, per evitare le auto, si fosse lanciato sul marciapiede, che è ampio circa una decina di metri. Ma poi ho visto le persone travolte e che il mezzo, invece di rallentare, andava verso la gente e cercava di centrarla. Ero talmente frastornato, è stata una scena da film, non riuscivo a crederci. Quindi ho subito capito che era una cosa voluta, non poteva essere un incidente. Sotto casa cominciava ad aumentare la gente, anche perché il mio alloggio dista circa 300 metri dal punto dove si fanno i fuochi. Ho visto passare questo folle, si è buttato con il camion sulla carreggiata chiusa, che è un’isola pedonale. Poi ha sparato sulla folla ma c’era talmente tanto caos che non si sentivano nemmeno gli spari.Ho visto circa 500 metri di corsa folle del camion, poi la visuale si è interrotta: ci sono alcune palme e non ho più capito dove fosse finito il mezzo pesante e come sia stato fermato”.
“Erano appena finiti i fuochi d’artificio e abbiamo sentito quei colpi e abbiamo capito subito che erano colpi diversi, che erano armi da fuoco. Ci siamo buttate a terra e siamo rimaste lì impietrite, noi e le centinaie di persone che ci stavano attorno. Non so quanto è durata. Appena finiti gli spari, abbiamo cominciato a correre in mezzo alla folla. Correvano tutti, c’erano donne, tantissimi ragazzi e bambini, famiglie con bambini”. Il racconto della nostra collega dell’Adnkronos, a NIZZA con una amica italiana, è concitato. “Siamo sotto choc. Era una serata di festa, bellissima. Siamo vive per miracolo perchè la casa della mia amica è a poche centinaia di metri da dove si è sparato e la nostra corsa tra la folle è durata poco, ci siamo buttate in casa e ora siamo qui. Sotto la nostra finestra c’è un posto di blocco. Non possiamo uscire di casa. Ci hanno detto di restare dentro”. La collega ricostruisce i momenti che hanno preceduto la strage. “Eravamo davanti al Mercure, vicino al Mediterranee sulla promenade. Erano appena finiti i fuochi quando abbiamo visto un plotone, saranno stati un decina, di agenti della gendarmerie. Hanno attraversato al folla a passo di marcia. E ci è subito sembrato strano. Ci siamo dette: ‘meglio così, siamo più sicure. Ho detto alla mia amica di andare verso il Negresco, nella direzione in cui sono andati i gendarmi e lei mi stava dicendo di no quando, in quel momento esatto, sono iniziati gli spari ed è stato il panico. La gente che correva, spinte, strattoni, tavolini dei bar buttati per aria. Una cosa che solo nei film avevamo visto”.
“Il camion sterzava di continuo, per colpire piu’ persone possibile, proprio come fossero dei birilli”. E’ il racconto di un giornalista del quotidiano Nice-matin, che si trovava sul lungomare quando il camion ha iniziato la sua folle corsa contro la folla.