Le prospettive di crescita economica globale “sono diventate sempre piu’ fragili e incerte”. E il Pil mondiale rallentera’ a +2,9% nel 2019 e a +3% nel 2020, i livelli piu’ bassi dalla crisi finanziaria, “con i rischi al ribasso che continuano a crescere”. Per l’Italia si prevede una crescita pari zero nel 2019 (invariato rispetto a maggio) e dello 0,4% nel 2020 (-0,2 punti sull’Outlook precedente). Dati rivisti al ribasso anche per la zona euro, con una crescita all’1% nel 2019 (-0,1 punti rispetto a maggio) e 1,1% nel 2020 (-0,4 punti rispetto a maggio).
L’Ocse nel suo Interim Economic Outlook e’ pessimista sul’andamento dell’economia globale e punta il dito sull’aumento delle tensioni commerciali e sulle crescenti incertezze politiche, le quali pesano sulla fiducia, sugli investimenti e sulla propensione al rischio dei mercati finanziari. La crescita del Pil globale e’ rivista al ribasso dall’Ocse sia nel 2019 che nel 2010. Quest’anno l’economia mondiale frenera’ a +2,9% dal +3,6% del 2018 e dal +3,2% stimato lo scorso maggio. L’anno prossimo la previsone e’ di una crescita del 3%, in ribasso rispetto al +3,4% di maggio. Le prospettive al ribasso riguardano un po’ tutti i big dell’economia globale. Nel 2019 il Pil Usa crescera’ solo del 2,4%, in frenata rispetto al +3% del 2018 e al 2,8% stimato a maggio. E nel 2020 andra’ ancora peggio: +2%, contro il +2,3% previsto a maggio. Anche l’Eurozona subira’ un contraccolpo negativo: +1,1% quest’anno, contro il +1,9% del 2018 e il +1,2% di maggio, mentre nel 2020 il Pil calera’ ancora all’1%, contro l’4% previsto a maggio. In difficolata’ anche la Cina, che nel 2029 vedra’ la sua crescita calare a +6,15, contro il +6,8% del 2018 e il 6,2% previsto a maggio. Nel 2020 las crescita calera’ ancora a +5,7% contro il +6% stimato a maggio.
L’Ocse ha confermato a zero la previsione di crescita economica dell’Italia quest’anno, mentre ha rivisto al ribasso di 0,2 punti percentuali la stima sul 2020 al più 0,4 per cento. I dati sono contenuti nell’Economic Outlook di interim, pubblicazione che aggiorna solo parzialmente il rapporto semestrale la cui ultima edizione risale a maggio. Lo studio reca consistenti revisioni al ribasso alle previsioni di crescita economica globali, dell’area euro e delle sue maggiori economie, tra cui in maniera pesante sulla Germania. “Le prospettive globali sono diventate sempre più fragili e incerte”, avverte l’ente parigino, rilevando come la dinamica di espansione del biennio in esame sarà la più debole dalla crisi finanziaria. E “con rischi che continuano a crescere”. Ora per quest’anno è atteso un più 2,9 per cento, 3 decimali di punto in meno rispetto alle stime di maggio, mentre sul 2020 il taglio è stato di 4 decimali, al più 3 per cento.
Sull’area euro l’Ocse stima più 1,1 per cento sul 2019, 0,1 punti in meno da maggio, e più 1 per cento nel 2020, 0,4 punti in meno. Sulla Germania più 0,5 per cento di crescita nel 2019, cioè 0,2 punti in meno da maggio, e 0,6 per cento nel 2020, un taglio di 6 decimali di punto dalle stime precedenti. “La debolezza della domanda esterna e della fiducia continuano a pesare su export e investimenti. In Germania e Italia – rileva l’Ocse – i risultati saranno più deboli che nel resto dell’area euro, a riflesso delle loro maggiori esposizioni alla frenata globale e della mole dei loro settori manifatturieri”. Più “resiliente” la crescita in Francia, al più 1,3 per cento quest’anno (invariata) e più 1,2 per cento il prossimo, 0,1 punti in meno rispetto a maggio.
Pesanti i tagli anche sulle previsioni di crescita degli Stati Uniti: 0,4 punti in meno quest’anno, al più 2,4 per cento, e 0,3 punti in meno nel 2020, con un Pil al più 2 per cento. L’Ocse ha tagliato le stime anche sull’altro contendende della sfida sul commercio: la Cina, 0,1 punti in meno sul 2019 al più 6,1 per cento e 0,3 punti in meno sul 2020, al più 5,7 per cento. L’escalation sulle politiche commerciali e il contraccolpo negativo su fiducia e investimenti “che si aggiungono alle incertezze sulle politiche – conclude l’Ocse – pesano sulla percezione di rischio dei mercati e mettono a repentaglio le future prospettive di crescita”.