“Si tratta di un’assoluta mostruosita’, un peccato terribile, che contraddice tutto quello che la Chiesa insegna”. Lo dice Papa Francesco nella prefazione del libro di Daniel Pittet – oggi sulla Bild in esclusiva -sulle giovani vittime di abusi sessuali subiti da religiosi. Il pontefice chiede perdono a tutti: “Alcune vittime si sono alla fine addirittura tolte la vita. Questi morti pesano sul mio cuore come sulla mia coscienza e sull’intera chiesa. Alle loro famiglie vorrei esprimere il mio amore, il mio dolore e chiedere in tutta umilta’ il loro perdono”.
“Si tratta di un’assoluta mostruosit+á, un peccato terribile, che contraddice tutto quello che la Chiesa insegna”. Cosi’ Papa Francesco nella prefazione del libro di Daniel Pittet (che all’eta’ di 8 anni, nel 1968, fu stuprato da un frate cappuccino), pubblicata in esclusiva dalla Bild. Parole dure del Pontefice che chiede perdono a tutti: “Alcune vittime si sono alla fine addirittura tolte la vita. Questi morti pesano sul mio cuore come sulla mia coscienza e sull’intera chiesa. Alle loro famiglie vorrei esprimere il mio amore, il mio dolore e chiedere in tutta umilt+á il loro perdono”. “Come puo’ un sacerdote che dedica se stesso a Cristo e alla Chiesa, arrivare al punto di causare cosi’ tanto male?” Come puo’ aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato ‘un sacrificio diabolico’ che distrugge non solo il bambino, vera vittima, ma anche la vita della Chiesa?”, si domanda il Papa che racconta del suo incontro con Pittet, lo scorso febbraio. “Non riuscivo a crederci. La sua storia dolorosa mi ha profondamente commosso”. E’ stato proprio il Pontefice, dopo aver letto le pagine di Pittet, a voler scrivere la prefazione. Daniel Pittet, ora 58enne, di Friburgo, dopo un lungo percorso di terapia ha deciso di raccontare il suo inferno: “Ho passato anni a pensare – racconta – che ero l’unico a subire quei pomeriggi da incubo, a cercare di dimenticare il suo corpo addosso al mio”. Nel libro ‘La perdono, padre’ di Daniel Pittet, anche l’intervista (datata luglio 2016) all’autore delle violenze sessuali: il frate cappuccino Joel Allaz, in cui parla dei tantissimi abusi commessi durante la vita sacerdotale. “L’anno scorso l’ho incontrato – dice Pittet -. Era vecchio e ho faticato a riconoscere l’orco della mia infanzia. Mi ha guardato, ho visto la sua paura. Ma non mi ha chiesto scusa, non mi +¿ sembrato pentito di tutto il male che ha fatto”.
Papa Francesco scrive che una testimonianza come quella di Pittet e’ “necessaria, preziosa e coraggiosa”. “Chiedo perdono per i preti pedofili: un segno del diavolo, saremo severissimi”, continua il Pontefice che “umilmente” chiede perdono a tutte le famiglie coinvolte in questa “mostruosita’ assoluta”, “orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto cio’ che Cristo ci insegna”. “Abbiamo dichiarato – continua il Papa – che e’ nostro dovere far prova di severita’ estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come gia’ e’ successo in passato. Nella disgrazia, Daniel Pittet ha potuto incontrare anche un’ altra faccia della Chiesa, e questo gli ha permesso di non perdere la speranza negli uomini e in Dio. Ci racconta anche della forza della preghiera che non ha mai abbandonato, e che lo ha confortato nelle ore piu’ cupe. Ha scelto di incontrare il suo aguzzino quarantaquattro anni dopo, e di guardare negli occhi l’ uomo che l’ ha ferito nel profondo dell’ animo. E gli ha teso la mano. Il bambino ferito e’ oggi un uomo in piedi, fragile ma in piedi. Sono molto colpito dalle sue parole: ‘Molte persone non riescono a capire che io non lo odii. L’ho perdonato e ho costruito la mia vita su quel perdono’. Ringrazio Daniel – continua il Papa – perche’ le testimonianze come la sua abbattono il muro di silenzio che soffocava gli scandali e le sofferenze, fanno luce su una terribile zona d’ombra nella vita della Chiesa. Aprono la strada a una giusta riparazione e alla grazia della riconciliazione, e aiutano anche i pedofili a prendere coscienza delle terribili conseguenze delle loro azioni. Prego per Daniel e per tutti coloro che, come lui, sono stati feriti nella loro innocenza, perche’ Dio li risollevi e li guarisca, e dia a noi tutti il suo perdono e la sua misericordia”.
Pittet, ex monaco svizzero, racconta di aver aspettato 20 anni prima di comunicare alle autorita’ ecclesiastiche quanto aveva subito e sofferto e di averlo fatto solo dopo essere venuto a conoscenza di atti simili a un’altra vittima del cappuccino. Vittima riconosciuta e risarcita dalla diocesi di Friburgo e dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Pittet racconta anche le diverse fasi del processo aperto nel 2002 presso il tribunale ecclesiastico di Grenoble (Francia) dove Allaz fu trasferito, ma chiuso un anno dopo “per mancanza di prove”, come riferisce il Sismografo, sito aggiornato in tempo reale sull’attivita’ della Santa Sede che ripercorre le tappe della dolorosa vicenda. Intanto il cappuccino, sul quale crescevano i sospetti sulle sue condotte, veniva spostato da una diocesi all’altra. Solo nel 2008 sono state aperte nuove indagini a seguito di altre denunce di 24 vittime ma i reati, commessi tra il 1958 e il 1995, erano caduti in prescrizione sia in Svizzera che in Francia. Alla fine, nel dicembre 2011, Joel Allaz si salvera’ dalla galera con una sospensione condizionale della pena (due anni). Allaz “non e’ mai stato ridotto allo stato laicale”, assicura Daniel Pittet, e aggiunge: oggi lui ha 76 anni e vive ancora in comunita’, in Svizzera. Pittet, sposato e padre di sei figli, lavora come bibliotecario e si occupa dell’Associazione, da lui fondata, “Pregare e Testimoniare”.