Per ora Renzi resta alla finestra, attende di capire se arrivera’ o meno lo smottamento in Ncd. “Non si fara’ certamente cuocere a fuoco lento”, spiega, pero’, piu’ di un fedelissimo del premier. Ma intanto e’ partita la ricerca per trovare altri consensi, per garantire i numeri a palazzo Madama. Il primo appuntamento importante sara’ il voto sul decreto enti locali. Serviranno 161 voti. Il Pd teme che la minoranza dem possa sfilarsi e sta cercando di serrare i ranghi. Perche’ l’obiettivo resta il referendum – il senatore Cociancich dovrebbe essere il coordinatore organizzativo per quanto riguarda i volontari sul territori, mentre per la comunicazione potrebbe essere coinvolta anche la regista Simona Ercolani – ed e’ necessario, sottolineano fonti Pd, evitare scossoni in questo momento. Per questo motivo e’ a rischio il via libera al pacchetto giustizia che riguarda la prescrizione e sugli altri provvedimenti lo scopo e’ assicurarsi il si’ dei verdiniani, in modo che le tensioni in Ncd possano essere bilanciate. Ma il fronte sul no sul referendum si sta organizzando: oggi e’ partito il coordinamento al Senato, alla riunione erano presenti anche Esposito e Azzollini, oltre agli ex M5s Bignami, Casaletto, Pepe, Mussini. Ma anche tra chi si muove per far fallire la consultazione di ottobre si contrappongono due linee: la prima e’ quella di lavorare subito per far cadere il governo; la seconda, invece, prevede di rinviare ogni tentativo di ‘show down’ al referendum. Per far partire eventualmente un esecutivo di emergenza nazionale che modifichi la legge elettorale. Per il fronte del no comunque a mettere in difficolta’ il premier non sara’ solo l’inchiesta che ha coinvolto Marotta di Ncd, ma la vicenda Mps. “Rivedo – argomenta per esempio Tremonti – il film del 2011… Allora il problema era lo spread, ora sono le banche…”.
Scatta il conto alla rovescia per il deposito sulle firme al referendum. Entro domenica andranno presentate, il traguardo – ha spiegato lo stesso Renzi – e’ vicino. Ma in ogni caso e’ stato chiesto a tutti i dirigenti dem il massimo impegno. E’ l’appuntamento di ottobre “il punto cruciale” della legislatura. E il premier, riferiscono fonti parlamentari, ha visto il ministro Boschi per prepararlo nei minimi dettagli. Si sta delineando anche l’organigramma della squadra che scendera’ in campo. Circolano i nomi del renziano Marco Donati per il coordinamento organizzativo sul territorio e di Simona Ercolani per la comunicazione dei Comitati dei si’. Il presidente del Consiglio si spendera’ in prima persona, “ci mettera’ la faccia”, girando l’Italia per promuovere i motivi del Si’, convinto che se dovessero prevalere in no “l’Italia rischia una nuova recessione”. Alcuni distinguo nel Pd sono arrivati ieri in direzione. Quello che ha fatto piu’ rumore e’ targato minoranza dem: i cosiddetti ribelli, dopo la relazione del segretario, si preparano a sposare le ragioni del no e ad ufficializzare la candidatura di Speranza.
I fari sono puntati poi soprattutto sui franceschiniani che ribadiscono la necessita’ che la campagna si faccia sul merito, sui quesiti, e si eviti ogni tipo di personalizzazione. L’invito del ministro della Cultura ad aprire una riflessione sulla legge elettorale non e’ affatto sfuggito ai renziani di stretta osservanza. “Se ci sara’ richiesta di confrontarci, non ci siamo mai sottratti al confronto”, spiega Guerini. Ma i ‘Giovani turchi’ e i fedelissimi del premier mettono in chiaro che, qualora si fallisse l’appuntamento di ottobre, “non ci sara’ alcuno spazio per governi tecnici. Ancora stiamo pagando le conseguenze dell’esecutivo Monti”, taglia corto un ‘big’ del Pd.
Renzi sta lavorando per allargare il consenso soprattutto fori dal Parlamento. In questa direzione va vista l’apertura di un dialogo sotto traccia con alcune confederazioni sindacali, a partire dalla Cisl. Tuttavia la preoccupazione di molti dem e’ che non si riesca a coinvolgere tutto il partito. “Non tutti remano dalla stessa parte”, viene spiegato, del resto la minoranza dem accusa il premier di “guidare una nave a folle veocita’, di spedirla direttamente sugli scogli”. I verdiniani stanno raccogliendo le firme, ma i timori riguardano soprattutto l’atteggiamento dei centristi. La settimana prossima al Senato si votera’ il decreto Enti locali ed occorreranno 161 voti. L’allarme e’ perfino sul numero legale per le votazioni di palazzo Madama, anche se oggi l’apertura di Orlando sulla prescrizione (dovrebbe essere accantonato il testo Casson) viene visto come un messaggio di disgelo.
- Il pericolo e’ che si arrivi ad uno smottamento tra i centristi, nonostante la riunione di questa sera sia saltata per evitare ulteriori tensioni dopo gli effetti dell’inchiesta ‘Labirinto’. Alfano ha parlato di “ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria”, critica i magistrati che non lo hanno chiamato, reagisce alle intercettazioni che sono state pubblicate sui giornali sostenendo che e’ in corso “una manovra politica”. “Vogliono detabilizzarci – e’ la reazione dei centristi -. E’ in atto una congiura”. Un gruppo di senatori e’ dato in uscita, aspetta che Berlusconi torni in pista per costituire una federazione di centro, minaccia – Lupi si e’ fatto portavoce delle istanze dei malpancisti – di uscire dalla maggioranza se non arriveranno segnali sul cambiamento dell’Italicum, ma Alfano chiude per ora alla possibilita’ che il partito possa sfilarsi. Resta l’ipotesi scissione, ma a rischio sono soprattutto i numeri in Senato. Intanto domani a pranzo si vedranno i partiti del centrodestra per rilanciare la battaglia sul no al referendum. Berlusconi, uscendo dall’ospedale, ha ribadito la necessita’ di discutere sulla legge elettorale “con equilibrio e buonsenso”, ma al momento l’unico canale aperto e’ tra Renzi e Confalonieri. Mediaset dovrebbe restare neutrale sull’appuntamento, tanto che il Carroccio teme un nuovo inciucio. Smentisce un nuovo patto del Nazareno Romani che ha invitato i suoi senatori a muoversi sul territorio per favorire i comitati del No. Una linea comune Lega-FI potrebbe arrivare nei prossimi giorni con una iniziativa dei leader di partito. Salvini infatti in settimana potrebbe essere ricevuto ad Arcore. “Voglio andare a trovarlo”, ha spiegato il leader del Carroccio ai fedelissimi.