L’anticipo della pensione potra’ essere chiesto dall’anno prossimo a partire dai 63 anni di eta’, quindi fino a 3 anni e sette mesi prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia per gli uomini. La flessibilita’, secondo quanto emerso dall’incontro tra Governo e sindacati, sara’ molto conveniente per le categorie disagiate ma potrebbe costare fino al 25% della pensione per coloro che volontariamente decidono di lasciare il lavoro. La sperimentazione dovrebbe durare due anni, ovvero nel 2017 e 2018.
Per le categorie disagiate, per le quali l’anticipo dovrebbe essere gratuito, dovrebbe essere fissato un limite dell’importo della pensione a 1.200 euro. Il ministro Poletti si dice ‘fiducioso’ che sull’Ape ‘all’inizio della prossima settimana si dovrebbe essere vicini a una definizione precisa’.
L’anticipo pensionistico potrà essere richiesto a 63 anni. E’ la novità emersa dall’incontro tecnico sulle Pensioni tra il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Tommaso Nannicini, e i sindacati di categoria. “E’ un anticipo di tre anni e sette mesi”, ha riferito Maurizio Petriccioli della Cisl. La sperimentazione “sarà di due anni per vedere quanto viene utilizzato e come funzionerà lo strumento”, ha spiegato Petriccioli. Quanto alle risorse “il governo non ha ancora stabilito quali saranno”, ma è stato ribadito che “l’Ape sarà a costo zero per le categorie svantaggiate con una soglia di 1.200 euro di pensione netta”. I tre anni e sette mesi di anticipo “rappresentano il punto di mediazione raggiunto oggi, noi – ha spiegato ancora Petriccioli – avevamo chiesto quattro anni”.
Oltre all’Ape il governo – secondo quanto riferito dai sindacati – ha ribadito che le ricongiunzioni dei contributi non saranno più onerose. Si lavora poi all’allargamento della platea dei lavori usuranti. Si punta ad includere: infermieri e maestri d’infanzia. Resta poi aperta la questione della quattordicesima anche se su questo fronte “c’è una sensazione positiva”, ha riferito il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti.