Le proposte del Governo sulle attivita’ lavorative da escludere dall’aumento dell’eta’ pensionabile previsto per il 2019 non convince i sindacati che minacciano la mobilitazione se non ci saranno risposte adeguate. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha parlato di “passi avanti fatti” e si e’ detto convinto della “possibilita’ di una soluzione”, ma le prossime ore saranno decisive per capire se la quota 67 per la pensione di vecchiaia sara’ evitata da una ristretta classe di lavoratori o se la platea potra’ essere allargata. Domani e’ previsto un confronto tra Governo e sindacati ancora in sede tecnica con la previdenza complementare all’ordine del giorno mentre l’incontro politico con il premier, Paolo Gentiloni, e’ fissato per lunedi’ 13.
Le categorie che dovrebbero essere esentate dall’aumento collegato alla speranza di vita (cinque mesi nel 2019 con il passaggio a 67 anni per l’eta’ di vecchiaia e lo slittamento a 43 anni e tre mesi per la pensione anticipata degli uomini) al momento sono 15 con l’inserimento tra le altre, oltre ai lavori gravosi considerati per l’Ape, anche della categoria dei braccianti agricoli. Ma uno dei temi essenziali per capire quanto si allargheranno le maglie per l’accesso alla pensione con le regole attuali anche nel 2019 sara’ quello dei requisiti contributivi. Al momento per andare in pensione di vecchiaia sono necessari 20 anni di contributi ma per evitare lo scatto a 67 anni il requisito minimo dovrebbe salire (senza arrivare ai 36 anni previsti per l’accesso all’Ape per i lavoratori gravosi dato che queste persone anticipano l’uscita fino a 3 anni e sette mesi).
I sindacati hanno fatto sapere che chiederanno una “definizione rigorosa dei criteri” per la definizione della platea degli esclusi dall’aumento dell’eta’ e comunque una platea “molto superiore” a quella proposta al Governo. Inoltre si chiedera’ una proroga dell’Ape sociale per il 2019. “Se un meccanismo non va bene ed e’ ingiusto bisogna cambiarlo – ha detto la leader Cgil, Susanna Camusso – non e’ che semplicemente si puo’ agire per deroghe”. Il meccanismo proposto – aggiunge – “non e’ quello che abbiamo proposto. E’ un modo di distrarre l’attenzione promettendo una cosa che, abbiamo gia’ verificato con l’Ape sociale, non funziona. Valuteremo le risposte che ci daranno lunedi’ nell’incontro con il presidente del Consiglio. E’ certo che se non avremo le risposte studieremo quale forma di mobilitazione mettere in atto”. “In Germania andranno in pensione a 67 anni nel 2030 – dice il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, mentre noi siamo costretti a fare i conti con questa inaccettabile, insostenibile e ingiusta sovrapposizione tra la legge Fornero e il meccanismo dell’aspettativa di vita. Oggi al Paese non servirebbe un sindacato che scende in piazza, non vogliamo creare problemi alla gia’ lenta ripresa economica: se ne rendano conto e non ci costringano a questo passo”.