PREMIER DEL BELGIO, ‘PER PUIGDEMONT NESSUN PRIVILEGIO’
Traffico stradale e ferroviario interrotto in diversi punti della Catalogna per lo sciopero generale contro la “repressione” dello stato spagnolo e per la liberazione dei “detenuti politici”. Intanto, il premier del Belgio sottolinea che il deposto presidente catalano Puigdemont “e’ un cittadino europeo che deve rispondere delle proprie azioni, con i suoi diritti e doveri, senza privilegi”. Intanto emerge che non ci sara’ una lista unica indipendentista, come auspicato da Puigdemont, alle elezioni catalane del 21 dicembre. E la corte costituzionale spagnola ha dichiarato ‘nulla’, come previsto, la proclamazione della ‘Repubblica’ indipendente adottata il 27 ottobre scorso.
Sono circa 8mila i manifestanti che si sono radunati oggi a partire da mezzogiorno a Barcellona nella piazza Sant Jaume per chiedere la liberazione di quelli che vengono definiti “prigionieri politici”, cioè dei dirigenti catalani indipendentisti che sono in carcere.
Picchetti di manifestanti secessionisti hanno bloccato questa mattina le principali strade della CATALOGNA e del centro di Barcellona, nell’ambito di uno “sciopero generale” per chiedere la liberazione dei “prigionieri politici” e difendere la “repubblica catalana”. Bloccato anche il traffico dei treni, con l’invasione dei binari della linea ad alta velocità per Madrid. Poco dopo mezzogiorno la situazione è gradualmente tornata alla normalità. La protesta ha bloccato 34 snodi stradali. A Barcellona è stato fermato il traffico sulla centrale avenida Diagonal e la circonvallazione della Ronda de Dalt. Terminati i blocchi, migliaia di attivisti hanno iniziato a riunirsi a piazza Sant Jaume.
Convocato dalle organizzazioni secessioniste della società civile Omnium Cultural e Assemblea Nazionale Catalana, oltre che da alcuni sindacati minori, lo “sciopero generale” ha avuto meno seguito di quello indetto all’indomani dell’intervento della polizia spagnola contro i seggi del referendum del primo ottobre. A differenza del 3 ottobre le strade commerciali di Barcellona erano affollate come al solito, i trasporti pubblici della città hanno subito poche variazioni e i porti della regione autonoma hanno funzionato normalmente. A quanto riferisce El Mundo, gli operai delle grandi fabbriche come Nissan, Seat e Mercabarna non hanno aderito allo sciopero.
Sono stati oltre 200 i sindaci catalani che hanno protestato davanti alle sedi delle istituzioni europee a Bruxelles per chiedere la liberazione degli ex membri del governo catalano incarcerati a Madrid in custodia cautelare e accusati di ribellione e sedizione per aver organizzato il referendum sull’indipendenza della Catalogna dichiarato illegale da Madrid. Anna Martinez è sindaca di Santa Coloma de Cervellò, una cittadina a Ovest di Barcellona: “Quello che chiediamo ai dirigenti delle istituzioni europee è che aiutino la Catalogna, perché cedo che siano consapevoli di ciò che stiamo vivendo e sarebbero di grande aiuto come mediazione, semplicemente, e per sottolineare quello che sta facendo la giustizia della Spagna”. I sindaci in Catalognasono uno degli assi del movimento indipendentista: diffusi su tutto il territorio di questa regione-nazione, circa 700 su 947 aderiscono al movimento indipendentista o sono a favore del diritto di autodeterminazione e hanno fornito i locali dei loro municipi per svolgere il referendum incriminato del primo ottobre 2017. A settembre la procura generale spagnola li aveva citati per fornire spiegazioni. Francesc Barbero è sindaco a Flix, nella Valle dell’Ebro: “Stiamo rivendicando un movimento estremamente pacifista, estremamente democratico, che ha visto come siano state incarcerate persone con accuse più che dubbie, in piena Ue nel 2017. Tutte le derive totalitarie cominciano sempre perseguitando una piccola dissidenza e finiscono per ampliarsi. Lo abbiamo visto nel corso della storia. La Ue sbaglierà se lascerà correre l’abuso di potere e le violazioni dei diritti umani che si stanno vivendo in Catalogna”. Dopo la manifestazione i sindaci si sono poi riuniti al Palais Des Beaux-Arts di Bruxelles per ascoltare l’ex presidente catalano Carles Puigdemont, anch’egli incriminato da Madrid e riparato in Belgio assieme ad altri 4 membri del suo governo destituito e in attesa che la magistratura belga si pronunci sull’estradizione chiesta da Madrid. “Io invito tutte le autorità e soprattutto quelle spagnole a garantire la normalità democratica delle prossime elezioni. Senza prigionieri politici, senza poliziotti che minacciano la diversità delle idee nelle nostre strade, senza limiti alle idee degli altri”. “Signor Juncker, signor Tajani, accetterete o no i risultati delle elezioni dei catalani? Perché se il risultato sarà che i catalani continuano a sostenere il governo, il parlamento la scelta democratica di diventare indipendenti: lo impedirete? Continuerete ad aiutare il signor Rajoy in questo colpo di Stato limitando le libertà? È questa l’Europa che offrite ai cittadini?”
La Corte costituzionale spagnola ha annullato la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna, adottata il 17 ottobre scorso dal parlamento regionale. Lo ha annunciato una portavoce della Corte. ‘La dichiarazione di indipendenza del 27 ottobre e’ stata dichiarata nulla e incostituzionale’, ha dichiarato a margine dell’udienza. La Corte fino a ora ha sistematicamente annullato le risoluzioni e le votazioni del parlamento catalano che andavano nella direzione di una secessione unilaterale. Dopo il referendum del primo ottobre, il 27 ottobre, il parlamento catalano aveva approvato con 70 voti a favore, 10 contrari e due astenuti – con l’uscita dall’aula della maggior parte dell’opposizione – una risoluzione per avviare la procedura di indipendenza e dichiarazione della nascita della Repubblica catalana.
Il presidente catalano deposto Carles Puigdemont e la presidente del Parlament, Carme Forcadell, hanno gia’ presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani contro Madrid. Lo rende noto la stessa Corte. Oltre a questo ricorso, la cui prima comunicazione e’ arrivata il 18 ottobre, pendono altri tre ricorsi depositati da altri indipendentisti catalani. Tutti e quattro i fascicoli, sottolineano a Strasburgo, sono ad uno stadio preliminare e non sono ancora stati comunicati al governo di Madrid.