CANDIDATO NOBEL 1963, ROMANZIERE E DRAMMATURGO
E’ morto il poeta russo Evgheni Evtushenko: lo annuncia la moglie Maria Novikova, citata dall’agenzia Ria Novosti. Evtushenko aveva 84 anni ed e’ deceduto in un ospedale negli Stati Uniti per arresto cardiaco. Secondo la Tass, il letterato era ricoverato nella citta’ di Tulsa, in Oklahoma, dal 12 marzo, e ha espresso il desiderio di essere sepolto a Peredelkino, il “villaggio degli scrittori”, vicino Mosca. Oltre che come poeta, Evtushenko – candidato al Nobel nel 1963 – era noto anche come romanziere e drammaturgo.
E’ morto il poeta russo Evgheni Evtushenko: lo annuncia la moglie Maria Novikova, citata dall’agenzia Ria Novosti. Evtushenko aveva 84 anni ed e’ deceduto in un ospedale negli Stati Uniti per un arresto cardiaco. Secondo la Tass, il letterato era ricoverato nella citta’ di Tulsa, in Oklahoma, dal 12 marzo, e ha espresso il desiderio di essere sepolto a Peredelkino, il “villaggio degli scrittori” vicino Mosca. Oltre che come poeta, Evtushenko – candidato al Nobel nel 1963 – era noto anche come romanziere e drammaturgo.
Condanno’ l’invio dei carri armati sovietici in Cecoslovacchia e sostenne la rivoluzione cubana. Dal 1991 viveva con la famiglia negli Usa, dove insegnava all’universita’ di Tulsa. Ha scritto oltre 150 libri. “E’ morto alcuni minuti fa, circondato dai suoi cari. In modo sereno, nel sonno, per un arresto cardiaco”, ha detto la vedova a Sputnik.
Evgeny Evtushenko, viveva negli Usa da meta’ degli anni ’90. La notorieta’ giunge dopo la morte di Stalin, con l’epoca del “disgelo”, specialmente negli ambienti giovanili, anche se poi, dopo aver avuto problemi con il regime sovietico scende a compromessi con questo e ne diventa una sorta di cantore dell’Urss. In Italia e’ stato, tra gli anni sessanta e gli anni ottanta, lo scrittore sovietico forse piu’ tradotto e conosciuto. Il ventesimo congresso del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) nel marzo 1956 segna una nuova tappa nella carriera di Evtushenko. Dopo la condanna ufficiale del culto della personalita’, egli pubblica una serie di poesie contro l'”uomo d’acciaio” e i burocrati che ancora segretamente rimpiangono il dittatore . Il temperamento ardente e l’odio sincero contro tutto quanto opprime la liberta’ dell’uomo, spingono il poeta oltre i limiti consentiti. Nella primavera del 1957, per aver difeso il romanzo di Vladimir Dmitrievic Dudincev “Non di solo pane vive l’uomo”, contenente una dura critica alla burocrazia staliniana, Evtushenko viene espulso dal Komsomol (la Gioventu’ Comunista) col pretesto ufficiale di mancato pagamento dei contributi e dallo stesso Istituto di Letteratura. Tuttavia l’amicizia di influenti membri del partito e dell’Unione degli Scrittori permette presto al poeta il ritorno nel Komsomol e nell’Istituto, presso il quale, anzi, viene eletto segretario della locale sezione della Gioventu’ Comunista. Il 1957 segna l’inizio del periodo dei maggiori successi di Evtushenko in cui lo sostengono i suoi “amici politici” e la poetessa Bella Achmadulina, che diventera’ sua moglie. E’ dello stesso anno l’incontro con Boris Pasternak che si complimenta col giovane poeta. Questi ricambiera’ l’ammirazione scrivendo, in occasione della morte del grande scrittore, la poesia “Il recinto”. Nel suo primo viaggio all’estero, a Monaco di Baviera e soprattutto a Parigi, il poeta si permette delle dichiarazioni poco conformiste e autorizza la pubblicazione a Londra dell’Autobiografia (1963) che provoca nei suoi confronti una campagna di accuse capeggiata dallo stesso segretario generale del Komsomol, Sergej Pavlov. Evtushenko e’ cosi’ costretto ad un’autocritica, nella quale accusa gli editori occidentali di aver falsificato il manoscritto.
Una nuova tempesta scoppia dopo la pubblicazione nella Literaturnaja Gazeta del poema “Babij Jar” dedicato allo sterminio degli ebrei di Kiev. In uno degli incontri tra i dirigenti del Partito Comunista e quelli della cultura, il segretario generale del PCUS attacca pesantemente il poeta, accusandolo di aver versato col “Babij Jar” lacrime soltanto per gli ebrei, senza aggiungere una sola parola di compianto per i russi e gli ucraini trucidati nella stessa Kiev. Evtushenko si giustifica, ricordando che questi ultimi furono eliminati perche’ appartenenti alla resistenza antinazista, mentre lo sterminio degli ebrei fu motivato esclusivamente dall’odio razziale. Riacquistata la fiducia del partito, Evtushenko ottiene ancora di poter andare all’estero a declamare i suoi versi in varie citta’ europee. Ma il poeta ha ormai perso il loquace entusiasmo dei suoi primi incontri all’estero, ed e’ con un’abilita’ cauta ed aggressiva insieme che si destreggia tra le domande talora insidiose del pubblico. A Roma, quando gli viene chiesto se conosca il “Samizdat”, (cioe’ la stampa clandestina di opere non pubblicate dalle edizioni ufficiali), egli non ne nega l’esistenza, ma afferma che ad esso ricorrono gli scrittori di poco talento respinti dalle pubblicazioni ufficiali. A chi domanda notizie sulla sorte del poeta leningradese Josif Brodskij, condannato a tre anni di campo di concentramento per “parassitismo”, non avendo voluto accettare un impiego nelle edizioni sovietiche, Evtushenko risponde che Brodskij e’ un poeta di nessun valore che, quando sara’ rimesso in liberta’, il pubblico occidentale dimentichera’ completamente (nel 1987 Brodskij sara’ insignito del premio Nobel per la letteratura). Gli anni successivi vedono il poeta impegnato in numerosi viaggi: Medio Oriente, Africa, Stati Uniti, America Latina. Egli ha ormai assunto il ruolo di ambasciatore viaggiante della letteratura ufficiale sovietica. Nell’aprile 1970, Evtushenkopubblica un lungo poema dal titolo “L’universita’ di Kazan” (della quale Lenin fu allievo), in cui, rifacendo la storia del celebre ateneo, offre ai lettori un compendio di storia patriottica con la rievocazione di figure di rivoluzionari, scienziati, scrittori, uomini politici. Nell’agosto 1970, sulla rivista bielorussa Neman, Evtu?enko pubblica il poema “Sotto la pelle della statua della Liberta’” in cui, ricordando incontri e colloqui con personalita’ del mondo politico e culturale americano, attacca uomini ed istituzioni di quella societa’. Salvo poi rifuggiarsi negli allora detestati Usa 23 anni dopo. Nel 1971 il poeta e’ la sola personalita’ della cultura sovietica che si reca a rendere omaggio alla salma di Nikita Chrusciov, nella generale indifferenza riservata all’ex segretario del partito e capo del governo dal mondo ufficiale del suo paese. Subito dopo il viaggio nel Vietnam del Nord, dove scrive versi che definiscono i capi cinesi “mocciosi ingrati”, Evtushenko compie un viaggio e negli Usa e nel febbraio 1972 e’ ricevuto alla Casa Bianca. Due anni dopo il crollo dell’Urss nel 1991, va ad insegnare di letteratura russa presso l’Universita’ di Tulsa in Oklahoma