Le due Coree sfileranno insieme “sotto un’unica bandiera” alla cerimonia d’apertura dei Giochi Invernali di Pyeongchang del prossimo mese e uniranno gli sforzi nel torneo olimpico femminile di hockey ghiaccio schierando una sola nazionale. L’accordo e’ stato raggiunto nell’incontro di oggi a Panmunjom, al confine fra i due Stati. Lo riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap.
Una squadra di 230 cheerleader, una delegazione alle Paraolimpiadi Invernali di marzo prossimo e l’ingresso in territorio sud-coreano via terra. Sono le offerte di oggi della Corea del Nord al terzo round di colloqui inter-coreani sulla partecipazione nord-coreana alle prossime olimpiadi Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, che si sono tenuti al villaggio di confine di Panmunjom. I delegati delle due Coree hanno discusso anche la possibilita’ di una squadra di hockey femminile congiunta e di fare sfilare assieme gli atleti dei due Paesi divisi dal trentottesimo parallelo in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi di Pyeongchang, il 9 febbraio prossimo. Le proposte nord-coreane sono state confermate dal Ministero per l’Unificazione delle due Coree di Seul.
Nelle prime due sessioni di colloqui, il 9 e il 15 gennaio scorsi, i delegati dei due Paesi si erano accordati sulla partecipazione nord-coreana alle prossime Olimpiadi Invernali, che dovra’ essere discussa nel dettaglio sabato prossimo alla sede del Comitato Internazionale Olimpico di Losanna, in Svizzera, e sull’invio di un’orchestra nord-coreana da 140 membri che si esibira’ a Seul e in un’altra localita’ interessata dalle gare, Gangneung, a 240 chilometri dalla capitale sud-coreana. L’atmosfera attorno ai colloqui, nella mattina di oggi era positiva per entrambe le parti. Il capo della delegazione nord-coreana, Jon Jong-su, vice presidente della Commissione per la Riunificazione Pacifica delle due Coree, aveva auspicato che i colloqui inter-coreani potessero “portare a una nuova era” nei legami tra i due Paesi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa sud-coreana Yonhap, mentre il suo omologo sud-coreano, il vice ministro per l’Unificazione, Chun Hae-sung, aveva sottolineato l’intento di Seul di fare delle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang Giochi di pace.
Una speranza, questa, condivisa, anche dal presidente sud-coreano, Moon Jae-in, che ha auspicato che l’evento di Pyeongchang possa portare a un miglioramento delle relazioni tra le due Coree. “Abbiamo grandi aspettative”, ha detto oggi Moon al centro di allenamento di Jincheon, a novanta chilometri da Seul, auspicando che i Giochi Invernali di Pyeongchang possano contribuire a “cominciare a ristabilire la pace nella nostra penisola”. Agli appelli per la distensione fanno, pero’, da contraltare le ultime immagini satellitari pubblicate dal sito web di temi nord-coreani 38 North, risalenti al 6 gennaio scorso, che mostrano il prosieguo dei lavori per il test di un Slbm, i missili balistici che possono essere lanciati dai sottomarini, nel porto nord-coreano di Nampo. Nonostante il disgelo olimpico tra le due Coree, la minaccia nord-coreana e’ stata al centro del meeting tra venti Paesi, tra cui l’Italia, di Vancouver, sul programma missilistico e nucleare della Corea del Nord. Dal Canada e’ arrivato anche l’avvertimento della ministro degli Esteri di Seul, Kang Kyung-wha, che al termine del meeting sponsorizzato dagli Stati Uniti, ha sottolineato che la partecipazione di una delegazione nord-coreana alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang non e’ in contrasto con il rispetto delle sanzioni economiche inflitte alla Corea del Nord.
A Vancouver, i venti Paesi che hanno partecipato al meeting sulla Corea del Nord hanno rinnovato l’intenzione di esercitare pressioni diplomatiche ed economiche su Pyongyang, anche attraverso sanzioni unilaterali, nel caso in cui il regime di Kim Jong-un non scegliesse la strada del dialogo per il proprio disarmo nucleare, ipotesi che non viene presa in considerazione nei dialoghi inter-coreani sul disgelo olimpico tra i due Paesi divisi dal trentottesimo parallelo. Rimane in piedi anche l’opzione militare nei confronti della Corea del Nord, anche se il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, a conclusione del meeting, ha preferito dire che “dobbiamo riconoscere che la minaccia e’ crescente e che se la Corea del Nord non scegliera’ la strada dell’impegno delle discussioni e dei negoziati, stanno loro stessi a innescare un’opzione” di questo tipo. Anche le due grandi assenti, Cina e Russia, ha detto Tillerson, dovranno mostrare il pieno rispetto delle sanzioni decise dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di cui sono entrambi membri permanenti. Le conclusioni del meeting di Vancouver non sono piaciute a Pechino, che le ha definite frutto di una “mentalita’ da guerra fredda”, oggi, tramite il portavoce del Ministero degli Esteri, Lu Kang. La Cina ha dichiarato la propria opposizione “fin dall’inizio” al meeting, aveva dichiarato ieri lo stesso portavoce del governo cinese, che oggi ha ribadito che “solo attraverso il dialogo, affrontando equamente le ragionevoli preoccupazioni di tutte le parti, si puo’ trovare un’efficace e pacifica risoluzione” della questione nord-coreana. Proprio il rispetto delle sanzioni multilaterali nei confronti della Corea del Nord resta uno dei nodi da sciogliere per la partecipazione nord-coreana alle prossime Olimpiadi Invernali
Un passo avanti e’ stato fatto oggi con l’offerta nord-coreana di entrare in territori sud-coreano via terra, passando dall’area industriale congiunta di Kaesong, chiusa dal febbraio 2016. L’arrivo via mare sarebbe una violazione delle sanzioni multilaterali a cui e’ soggetto il regime di Kim Jong-un. Ancora incertezza, invece, sulla possibilita’ che alle Olimpiadi possano essere presenti anche alti funzionari di Pyongyang soggetti a sanzioni da parte della Corea del Sud. Tra le note positive dei colloqui inter-coreani di oggi, c’e’ la disponibilita’ nord-coreana all’invio di una squadra per le Paraolimpiadi, che si terranno tra il 9 e il 18 marzo prossimo. La mossa, spiega l’agenzia Yonhap, permettera’ un nuovo riavvicinamento tra le due Coree, con l’incontro di due tenniste da tavolo, una del Nord e una del Sud, che nel 1991 vinsero la medaglia d’oro al Campionato Mondiale di Ping Pong di Chiba, in Giappone, e che da allora, per le tensioni tra i due Paesi, non si sono piu’ riviste.