‘ALTRIMENTI ATTI ALLA CONSULTA PER ILLEGITTIMITA’ DELLA NORMA’
La procura di Milano ha chiesto l’assoluzione di Marco Cappato ‘perche’ il fatto non sussiste’ nel processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio in relazione alla vicenda di Dj Fabo. Il pm Tiziana Siciliano insieme alla collega Sara Arduini hanno chiesto in subordine alla corte d’assise di eccepire l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, quello sull’aiuto al suicidio.
Fabiano Antonioni, noto come dj Fabo, aveva diritto a una morte dignitosa. E quanto sostiene in aula la pubblica accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Sara Arduini, che ha chiesto l’assoluzione di Marco Cappato, imputato per aver aiutato il 40enne milanese a morire in Svizzera con il suicidio assistito. Rimasto tetraplegico e cieco dopo un incidente stradale, Fabo resta immobile per 2 anni e 9 mesi in un letto prima dell’ultimo viaggio alla clinica Dignitas, e il pm Siciliano si chiede con una citazione letteraria ‘Se questo è un uomo’. La Costituzione riconosce quelli che sono i diritti di un uomo e il diritto alla dignità apre la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, recepita dal nostro ordinamento. “Dignità è poter essere un uomo, poter essere titolare dei diritti ma anche poterli esercitare, dignità può essere un sinonimo di autodeterminazione, forse anche sinonimo di libertà, ma la dignità è qualcosa di squisitamente soggettivo”. Fabiano passa da una “vita meravigliosa prima, circondata di amori e passioni”, all’immobilità in un letto. “Cosa c’è di dignitoso nell’urlare per la paura di soffocare, dipendere da una mano pietosa che ti svuota l’intestino, vivere immerso nei propri fluidi corporei non potendo controllare nulla, privato del bisogno squisitamente umano di desiderare qualcosa?. Possiamo pensare che questa situazione di dolore, di negazione, sia una vita considerabile da Fabiano dignitosa?”, sono gli interrogativi della pubblica accusa.
“Noi non possiamo permetterci di decidere cosa può essere degno per un’altra persona, questa è una violazione delle libertà personali più basilari. Questa deve essere la nostra base di partenza, qui dobbiamo parlare di autodeterminazione non solo perché c’è lo impone la Costituzione, ma perché di autodeterminazione l’Europa e la Cedu hanno parlato esplicitamente anche su casi assimilabili a questo e non possiamo ignorarlo”. “Mi rivolgo – prosegue il procuratore aggiunto Siciliano – alle persone di coscienza e al principio che nessuno può essere sottoposto a un trattamento inumano, perché la madre e la fidanzata avrebbero dovuto assistere alla lenta e rantolante agonia del loro congiunto?”. Per la pubblica accusa “i benpensanti potranno dire che Fabiano poteva essere sedato, ma poi dovevano sedare anche la madre e la fidanzata. Io mi rivolgo alle madre, ai padri, ai figli: provate a immaginare, un caso è parlarne in astratto, ma sedazione profonda interruzione del trattamento medico, significa un’agonia a cui assistono impotenti i tuoi familiari. Una morte con lenta agonia, gettando nella disperazione chi amiamo, è una morte dignitosa? Chi aveva il diritto di deciderlo? Fabiano e questa opzione non la considerava tale”, chiosa il pm.