Un’ organizzazione di soccorso medico ha reso noto che quattro membri del suo staff sono stati uccisi in un attacco a una sua struttura in Siria. L’International Union of Medical Care and Relief, ha spiegato che un raid, ieri sera, ha colpito un suo centro appena fuori Aleppo. Secondo l’ Osservatorio diritti umani, le vittime sarebbero 13: 4 tra infermieri e paramedici e 9 combattenti ribelli. Mosca intanto fa sapere che il cessate il fuoco e’ stato violato 45 volte nelle ultime 24 ore. Di queste, 26 volte nella provincia di Aleppo e 11 in quella di Damasco.
Quattro membri dello staff medico della ong Union of Syrian Medical Relief Organisations (UOSSM), che riunisce i medici della diaspora siriana, sono morti in un raid che ha colpito una clinica nella seconda città della provincia di Aleppo, Khan Tuman. Un altro infermiere è in gravi condizioni e l’ong con sede in Francia ha dichiarato in una nota di temere che ci siamo altre vittime sotto le macerie. L’Osservatorio siriano dei diritti umani ha confermato che si è verificato un raid su un centro medico a Khan Tuman “da parte di aerei di cui si ignora la nazionalità”. “L’edificio ha tre piani” che “a causa del pesante bombardamento sono completamente collassati”, ha reso noto il direttore del trauma center Ahmed Dbais: “Non sappiamo ancora esattamente quanti siano i morti”. “Oggi la Uossm piange quattro eroi che hanno dato se stessi in maniera disinteressata per aiutare gli altri, quattro del nostro staff, due infermieri e due autisti di ambulanza, sono stati uccisi oggi in un triage medico nell’area di Aleppo. Un altro infermiere è in condizioni critiche”, ha reso noto l’Ong in una nota sul profilo Facebook e Twitter. L’attacco è “inaccettabile” e una “chiara violazione della legge umanitaria internazionale”, ha dichiarato il capo della UOSSM France, Ziad Alissa, facendo appello alla comunità internazionale affinché “metta fine a queste atrocità”.
Sono almeno 32 le persone uccise e molte altre quelle rimaste ferite ad Aleppo, nel nord della SIRIA, nelle ore successive alla fine del cessate il fuoco proclamato da Stati Uniti e Russia. Lo rende noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che lunedì più di 40 raid aerei sono stati sferrati contro zone in mano ai ribelli ad Aleppo e nella periferia. Nei raid sono anche stati colpiti convogli della Mezzaluna Rossa, precisano gli attivisti. Diversa la versione fornita dall’agenzia di stampa Sana, secondo la quale dopo la fine della tregua i ribelli hanno colpito postazioni militari nelle zone residenziali alla periferia meridionale di Aleppo. L’attacco è stato respinto, prosegue la Sana, che parla di numerose perdite tra i ribelli.
Gli Stati uniti accusano la Russia di essere direttamente responsabile dell’attacco un convoglio di aiuti umanitari Onu avvenuto lunedì ad Aleppo, che ha ucciso 20 persone, causando “un’enorme tragedia umanitaria”. “Tutte le informazioni indicano chiaramente che si è trattato di un raid aereo”, ha dichiarato Ben Rhodes, consigliere del presidente Barack Obama, sottolineando che solo i russi e il regime siriano potevano esserne la causa. “Date le circostanze, consideriamo il governo russo responsabile dei raid aerei in questa zona”. E la Difesa Usa ha rincarato: due fonti citate dai media di tutto il mondo hanno sostenuto che l’attacco è stato realizzato da aerei russi. La replica russa, immediata, è arrivata da New York, dove si trova la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova. La rappresentante del ministero degli Esteri afferma che “non ci sono prove” di quello che dice Obama. “Noi non c’entriamo nulla” ha replicato Zakharova. “Nessuna relazione”. Il ministero della Difesa russo, a sua volta, è tornato a negare qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, suo o dell’aeronautica siriana. Il portavoce del ministero della Difesa Igor Konashenkov ha osservato che secondo le immagini dal drone che sorvegliava la colonna, nel suo passaggio sul territorio controllato dai ribelli, si stava spostando un pick-up con un mortaio di grosso calibro. Ieri, il generale aveva dichiarato che a un primo esame delle immagini, del convoglio colpito, mancavano le voragini a cono provocate in genere dai raid. Intanto un nuovo raid stamani ha colpito un centro medico nei pressi di Aleppo, uccidendo quattro sanitari che lavoravano per la Union of Medical Care and Relief Organizations (UOSSM), una ong siriana a che raggruppa i medici della diaspora. L’attacco sulla cittadina di Khan Touman, ion mano ai ribelli, ha ucciso anche nove ribelli ed è stato svolto da aerei russi o siriani, ssecondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo la Bbc i ribelli erano di Jaish al-Fatah, gruppo islamista ufficialmente non vicino all’alleanza appoggiata dall’Occidente, ma che combatte anche insieme al Libero esercito siriano. Un infermiere è in condizioni critiche e il centro medico è stata completamente distrutto.
Secondo due fonti anonime della Difesa Usa, sui cieli di Urum al-Kubra, nel momento esatto in cui il convoglio di aiuti Onu è stato colpito lunedì, c’erano due caccia SU-24 russi. Inoltre, l’attacco sarebbe stato troppo sofisticato per essere stato realizzato dall’esercito siriano. L’Onu invece ieri ha detto di non essere “nella posizione di determinare se si sia trattato di radi aerei”. Su 31 autocarri, 18 sono andati distrutti e venti civili sono stati uccisi, tra cui il capo della Mezzaluna rossa siriana. Dopo l’attacco l’Onu ha sospeso l’invio di tutti gli aiuti in Siria. Il presidente della Croce rossa internazionale Peter Maurer lo ha denunciato come “una flagrante violazione delle leggi umanitarie internazionali” e ha aggiunto che potrebbe configurarsi come crimine di guerra. Intanto a New York i diplomatici tentano di salvare la tregua di una settimana concordata da Usa e Russia, dichiarata conclusa dall’esercito siriano poche ore prima dell’attacco di lunedì. Il segretario di Stato John Kerry, parlando a fianco del collega russo Sergei Lavrov, ha detto che la tregua “non è morta”, a seguito di un incontro con i delegati del Gruppo di sostegno per la Siria. Un nuovo incontro è atteso per venerdì, mentre oggi è in programma una riunione ad alto livello del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul tema. Ieri il segretario gnereale dell’Onu Ban Ki-moon, nel suo ultimo, insolitamente esplicito, intervento all’assemblea delle Nazioni unite ha accusato i sostenitori delle opposte fazioni in Siria di avere le mani “sporche di sangue” e il regime di Damasco di continuare a “bombardare con barili bomba i quartieri e a torturare sistematicamente centinaia di prigionieri”.