Quella sulla Magistratura è la quinta chiamata alle urne nella storia repubblicana per un referendum confermativo. Dall’entrata in vigore della Costituzione, solo in quattro occasioni il destino di una riforma è passato direttamente dalle mani del Parlamento a quelle degli elettori, in applicazione dell’articolo 138. Il bilancio, finora, è in perfetto equilibrio: due riforme promosse e due bocciate, con un trend che dimostra come l’affluenza, pur non essendo vincolante per il quorum, resti il vero termometro del sentimento popolare.
A differenza delle consultazioni abrogative, qui non serve il 50% più uno degli aventi diritto: vince chi ottiene un solo voto in più. Tuttavia, la storia insegna che quando il Paese si spacca o si mobilita in massa, l’esito segna in modo indelebile le stagioni politiche successive.
I PRECEDENTI: DAL TITOLO V AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI
Il percorso dei referendum confermativi inizia nel nuovo millennio e attraversa vent’anni di tentativi di restyling della Carta:
- 2001, IL DEBUTTO (SÌ): Il primo test riguardò la riforma del Titolo V (poteri delle Regioni) varata dal governo Amato. Il “Sì” stravinse con il 64,2%, ma l’affluenza fu ai minimi storici: solo il 34% degli italiani si recò alle urne.
- 2006, IL NO A BERLUSCONI: Cinque anni dopo, il centrodestra tentò la “Grande Riforma” (Senato federale e devolution). La partecipazione salì al 53,8% e gli italiani bocciarono il testo con un netto 61,3% di “No”.
- 2016, IL TORNADO RENZI (NO): Fu la consultazione più accesa e partecipata (65,4% di affluenza). Il progetto di superamento del bicameralismo perfetto fu respinto dal 59,1% degli elettori, portando alle dimissioni dell’allora premier.
- 2020, IL TAGLIO DEI SEGGI (SÌ): L’ultimo precedente ha riguardato la riduzione del numero di deputati e senatori voluta dal Movimento 5 Stelle. Con un’affluenza del 53,8%, il “Sì” ottenne un plebiscito sfiorando il 70%.
IL PESO DELL’ARTICOLO 138: PERCHÉ SI VOTA OGGI
La consultazione odierna nasce dal fatto che la riforma della Magistratura, pur approvata dalle Camere il 30 ottobre 2025, non ha raggiunto la soglia dei due terzi dei consensi in seconda lettura. Questo “limbo” legislativo apre la strada al referendum popolare, trasformando il voto in un passaggio obbligato per legittimare modifiche che toccano l’architettura dei poteri dello Stato.
Oggi come allora, il quesito sulla scheda verde non è solo tecnico: è la fotografia di un Paese chiamato a decidere se confermare la fiducia a un progetto di sistema o mantenere l’assetto ereditato dai Padri Costituenti.
TABELLA: LA STORIA DEI REFERENDUM CONFERMATIVI
| Anno | Oggetto della Riforma | Affluenza | Esito |
| 2001 | Riforma Titolo V (Regioni) | 34,0% | SÌ (64,2%) |
| 2006 | Devolution e Senato Federale | 53,8% | NO (61,3%) |
| 2016 | Superamento Bicameralismo | 65,4% | NO (59,1%) |
| 2020 | Taglio dei Parlamentari | 53,8% | SÌ (69,9%) |
| 2026 | Riforma della Magistratura | In corso | ? |