E’ polemica sulla mancanza di una data per il referendum sul qual c’e’ stato il via libera della Cassazione. L’opposizione grida all’imbroglio e il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato spiega la legge elettorale non c’entra nulla con la riforma costituzionale’. E nega pressioni da parte del Quirinale per stabilire la data del referendum tra il 20 e il 27 novembre in modo da fare approvare la legge di stabilita’ da almeno un ramo del Parlamento.
Il Referendum si fara’, lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha ammesso la richiesta e le firme presentate dal Comitato del si’. Il governo ha ora 60 giorni per stabilire la data della consultazione. Renzi: staro’ al merito, non e’ sull’Italicum, segnali buoni. Il ministro Boschi: ‘adesso la parola passa ai cittadini’. M5s e Fi all’attacco: ‘Il premier comunichi subito la data’. Reazioni dentro i Dem, Gotor chiede iniziative sull’ Italicum o votera’ no. Pacchetto pensioni, c’e’ al massimo un miliardo e mezzo. Sicuro l’Ape. Studio Mediobanca: dipendenti guadagnano da 31 a 43 volte in meno rispetto ai manager.
Dopo il riconoscimento di “conformità” della richiesta, depositata il 14 luglio scorso, scatta ora il conto alla rovescia per la scelta della data del voto. Scelta che avverrà, comunque, dopo la pausa estiva. Se, infatti, la suprema Corte ha accelerato i tempi, anticipando di qualche giorno la propria decisione – aveva tempo fino al 15 agosto – l’ultimo Consiglio dei ministri, che con ogni probabilità si terrà mercoledì prossimo, non potrà trattare di questo argomento. Devono, infatti, passare dieci giorni di tempo dal pronunciamento della Cassazione per gli eventuali ricorsi. Già da ieri, comunque, come prevede la procedura, è partito alla volta del Quirinale l’annuncio ufficiale dell’avvenuto controllo delle firme. Quindi il governo avrà 60 giorni di tempo per scegliere la data del referendum, il cui decreto sarà firmato dal presidente Sergio Mattarella. La data per la consultazione referendaria potrà essere collocata in una domenica, compresa tra il 50° e il 70° giorno dopo il decreto di indizione. Dunque il governo avrà tempo fino alla prima settimana di ottobre per scegliere la data del referendum. Una decisione da ponderare attentamente visti anche gli scontri e le divisioni che all’interno dello stesso partito di maggioranza, il Pd, si sono appalesati in modo netto.
Ora davanti ci sono piu’ di tre mesi di confronto politico arroventato, fino a quando si consumera’ il rito del voto ipotizzato per il 20 o 27 novembre (e che si incrocera’ con il pronunciamento della Consulta sull’Italicum fissato per il 4 ottobre).
Le opposizioni, M5S in testa, mobilitate per il No, chiedono che a questo punto l’esecutivo decida subito, e magari d’intesa con tutti i partiti, quando si votera’, mentre la minoranza dem minaccia il no se non si cambia prima l’Italicum.
Il fronte del no si fa sentire e la minoranza dem torna sulla necessità di modificare l’Italicum. Nessuna esclusione di colpi. Secondo Massimo Mucchetti con il referendum di “lorsignori” (“Chi sono i sostenitori del sì al referendum? Non i migliori costituzionalisti ma i vertici di Confindustria, delle grandi società pubbliche, di Intesa San Paolo, Mediobanca, Pirelli. Sembrano la city pro Remain contro Brexit) Renzi rischia di “diventare il Cameron de noantri, l’usbergo di quell’establishment finanziario che ha sempre qualcosa da chiedere al governo”. Ma il premier tira dritto ritwittando il messaggio del Comitato per il sì: “Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani. Leggi perchè: bastaunsi.it/referendumdegliitaliani.net”.
“Via libera della Cassazione alle firme raccolte dal comitato del si’! Adesso la parola ai cittadini #bastaunsi'”. Cosi’ la ministra per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi su twitter.
“Ora che la Corte di Cassazione si e’ pronunciata Renzi deve smetterla di prendere in giro i cittadini italiani e indicare immediatamente la data in cui si andra’ a votare per il REFERENDUM costituzionale. Ogni altro vergognoso tentativo di rimandare il voto alle calende greche, oltre a quelli messi in atto fino ad ora, rappresenterebbe una grave violazione delle regole democratiche e una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i cittadini italiani”. E’ quanto affermano in una nota congiunta i parlamentari del M5S di Camera e Senato. “Siamo stanchi dei soprusi della casta e dei ladri di democrazia che, con lo stravolgimento dei principi fondamentali sanciti dalla riforma costituzionale voluta dal trio Renzi-Boschi-Verdini e con i loro giochini di palazzo, cercano di erodere il cardine della sovranita’ popolare. L’esecutivo la smetta con questa condotta antidemocratica altrimenti porremo in essere tutte le iniziative democratiche a nostra disposizione affinche’ i cittadini possano esprimersi al piu’ presto su un tema cosi’ delicato e importante come questo. Abbiamo compreso che Renzi, il quale prima affermava che il REFERENDUM si sarebbe svolto il 2 ottobre, vuole far votare gli italiani solo quando avra’ in mano sondaggi positivi, ma si e’ superato ampiamente il limite “.
“I segnali di queste settimane sono davvero buoni. Il comitato del Sì – a differenza di chi dice no – ha raggiunto le firme necessarie alla presentazione in Cassazione (ne servivano mezzo milione, ne abbiamo avute quasi 600mila, circa il triplo degli altri) I nostri comitati sono tantissimi, arrivano quasi a quota tremila”. Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ribadendo sulla Enews la portata e il significato del REFERENDUM costituzionale a cui la Corte di Cassazione ha dato oggi il definitivo via libera convalidando le oltre 500.000 firme a sostegno della consultazione. “Abbiamo chiesto un aiuto a chi vuole darci una mano, anche a livello economico. Percorso trasparente, semplice e verificabile, alla luce del sole. Conclusione? A oggi abbiamo ricevuto più di 88.100 euro, quasi tutti con piccole donazioni, da 5-10-20 euro. E sul sito www.bastaunsi.it ci sono sempre più messaggi che provengono dai territori, di persone che spiegano perché – secondo loro, semplici cittadini senza incarichi politici – questa riforma è fondamentale per rendere l’Italia un paese più solido e più semplice”.
“Mi auguro che nel 2026 non si debba discutere dell’ennesima riforma che non e’ andata a buon fine. Auguriamoci che nel 2026 non ci siano gli stessi che negli ultimi decenni hanno spiegato come si fanno le riforme senza mai riuscirci, a dirci che in sei mesi si puo’ fare una riforma. Auguriamoci che non accada”. Lo ha detto il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, alla presentazione del numero della rivista Strade dedicato al si’ al referendum. “Bisogna considerare il referendum un voto per il futuro del Paese: non per i prossimi sei mesi ma per i prossimi trent’anni – ha sottolineato Boschi – e quindi non si deve votare sulla simpatia del governo ma sulla democrazia. Avere di fronte a noi i prossimi trent’anni”. “Fondamentale – ha aggiunto – e’ la consapevolezza del contenuto della riforma da parte dei cittadini e la loro conoscenza di quale sara’ la scelta che saranno chiamati a compiere con il referendum”.