QUOTIDIANO REPUBBLICA: ‘SI ALLARGA FRONTE ANTI RENZI, SPUNTA LA CARTA MINNITI’
L’ipotesi di primarie di coalizione non è all’ordine del giorno per Matteo Renzi, che non pensa neppure a un “passo di lato” sulla sua candidatura a premier per il Pd, “prevista dallo statuto”. Il giorno dopo il voto in Sicilia, con un risultato che per i Dem era atteso, il segretario si sente pienamente in sella, pensa alle prossime elezioni politiche e si prepara a fronteggiare eventuali attacchi che potrebbero arrivare nella direzione convocata per lunedì prossimo. Del resto, riferisce chi ieri ha parlato con Renzi, il risultato uscito dalle urne, per quanto negativo, secondo il leader Pd non dà spazio ad attacchi a “testa bassa”.
La realtà, è la lettura che si dà al Nazareno, è che “è andata un po’ meglio di come ci si aspettava, il Pd ha preso più o meno gli stessi voti di cinque anni fa, quando non c’era stata la scissione”. Inoltre, ricorda Renzi, che oggi ha sentito il candidato sconfitto Fabrizio Micari, il Pd aveva “aderito” alla candidatura del rettore di Palermo proposta da Leoluca Orlando, proprio nell’ottica di tenere unito il centrosinistra. Però poi “c’è chi ha deciso di sfilarsi”. Dunque, è il ragionamento, è la sinistra che ha spaccato il fronte, indebolendo la candidatura. Certo, in direzione Renzi ribadirà quanto già detto nei giorni scorsi, cioè che il Pd vuole un centrosinistra “largo” e che tiene la “porta aperta” a chi vuol discutere di “idee” per rilanciare il Paese e “per portare ancora il centrosinistra al governo”.
E proprio sulla coalizione Renzi sarebbe pronto a fare una apertura: dicendo che non intende imporre il suo nome come candidato di una coalizione, candidato unico che non ci sarà. “Del resto – si fa notare – non ci sarà un candidato premier della coalizione di centrodestra, ci sarà il candidato di Forza Italia e il candidato della Lega Nord e poi dopo le elezioni si vedrà”. Se poi qualcuno vorrà mettere in discussione questa linea, spiega un esponente renziano di primo piano, “lo faccia apertamente, in direzione faremo un bel documento e lo mettiamo ai voti”.
Ieri, intanto, la minoranza Dem ha evitato di uscire allo scoperto. Andrea Orlando non ha commentato il risultato delle elezioni siciliane (lo farà probabilmente oggi) e anzi ha “difeso” il segretario dagli attacchi di Di Maio. Ma è probabile che tornerà a porre il tema delle alleanze e anche della leadership della coalizione. Anche un altro big come Franceschini non è intervenuto, ma probabilmente, nei prossimi giorni, forse già oggi, il ministro per i Beni culturali tornerà a chiedere uno sforzo per creare una coalizione, ma senza porre il tema della leadership.
Sta di fatto che in queste ore il quotidiano Repubblica rilancia su quella che definisce operazione ribaltone. “Dopo questa sconfitta è impossibile fare finta di nulla – avrebbe detto ai suoi Andrea Orlando – Matteo deve capire che così si perde. Dobbiamo allargare il centrosinistra, individuando una figura capace di unire la coalizione”. Avrebbe in mente, sempre secondo Repubblica, il nome di Paolo Gentiloni. Che però non sarebbe disponibile. Franceschini, invece, si sarebbe sentito con Renzi avvertendolo su quella che sarebbe la sua posizione: “L’accordo con i bersaniani è ineludibile, oppure saremo destinati alla sconfitta. Ma nessuno mette in discussione la leadership del segretario”. Walter Veltroni, invece, stasera presenterà il suo libro nel programma di Bianca Berlinguer Carta Bianca. E lì potrebbe far sentire l’opinione di un padre nobile del partito. Mentre spunta di nuovo il nome dell’attuale ministro dell’Interno Marco Minniti per una futura guida del Pd.